2 min read 06 Jul 2026

Trump, crypto e conflitti: da dove arrivano i guadagni?

Secondo ex legali della Casa Bianca, i guadagni di Trump derivati da asset crypto sollevano nuovi dubbi sul rapporto tra potere pubblico e interessi privati

Trump, crypto e conflitti: da dove arrivano i guadagni?

Trump e conflitto d’interesse, il caso esplode

La nuova disclosure finanziaria di Donald Trump ha riaperto negli ultimi giorni il dibattito su possibili conflitti d’interesse alla Casa Bianca. Secondo alcuni alcuni avvocati con precedenti collaborazioni con l’amministrazione Usa, il problema non sarebbe soltanto quanto il presidente abbia guadagnato, ma da dove arrivano quei guadagni. E le crypto hanno in tutto questo un ruolo cruciale. 

Nuovi documenti hanno mostrato entrate enormi nel primo anno del nuovo mandato (2025), con una parte molto rilevante legata al settore crypto. Proprio Trump, nel 2025, avrebbe generato guadagni con le crypto più di qualunque altro operatore del settore. È proprio qui che nasce la questione politica: Trump e la sua famiglia mantengono interessi economici in un comparto che la stessa amministrazione contribuisce a regolare.

Dalla promozione degli Stati Uniti come hub crypto alle nuove regole sulle stablecoin, le decisioni della Casa Bianca possono influenzare direttamente fiducia, prezzi e sviluppo del mercato.

Trump ha respinto le accuse più volte sostenendo che non vi siano conflitti d’interesse. Ha inoltre dichiarato che la gestione delle sue finanze è affidata a soggetti indipendenti, e che non si occupa direttamente degli investimenti personali. Tuttavia, sono in molti a non dare particolare fiducia alle parole del presidente.

Dal 1° Luglio 2026, la normativa europea ha bloccato in modo definitivo le piattaforme non conformi. Chi è senza licenza MiCA è stato costretto a chiudere le attività in Europa, evitando di diventare illegale. Scopri QUI chi è conforme sullo Spot e chi possiede la Licenza MiFID II per offrire legalmente il trading di derivati.

Tra memecoin e stablecoin

Il caso più evidente è quello della memecoin $TRUMP. Il token aveva raggiunto una capitalizzazione enorme dopo il lancio, salvo poi crollare di oltre il 97% dai massimi. Secondo alcune analisi, quasi un milione di investitori avrebbe perso soldi dal progetto, mentre le società collegate a Trump avrebbero continuato a generare ricavi da commissioni, licenze e vendite di token.

Ma più delicato è il fronte delle stablecoin. World Liberty Financial, progetto crypto sostenuto dalla famiglia Trump, ha lanciato USD1, poi veicolo del celebre investimento da $2 miliardi nel fondo emiratino MGX in Binance.

Le accuse, come si può intuire, non riguardano solo il mercato crypto, ma il principio stesso di separazione tra incarico pubblico e beneficio privato. Gli Stati Uniti, tra l’altro, hanno storicamente cercato di evitare anche l’apparenza di una dipendenza finanziaria del presidente da interessi esterni, soprattutto stranieri. Ma questo principio potrebbe essere stato violato dallo stesso presidente.

Le crypto rendono inoltre i flussi più complessi da tracciare, le memecoin sono finite a trasformare la popolarità in un asset speculativo, e le stablecoin hanno aperto un canale diretto tra finanza privata e politica estera.

Negli Usa, in questo momento, c’è chi si domanda se le regole siano sufficienti per un mercato di questo genere, e non si esclude che molto potrà cambiare proprio a causa del comportamento “poco trasparente” di Trump.

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