2 min read 10 Dec 2025

Euro digitale: tra autonomia promessa e privacy sacrificata

La roadmap è confermata: l'euro digitale potrebbe arrivare nel 2029. L'ambizione dell'autonomia è la traduzione di un addio alla privacy

Euro digitale: tra autonomia promessa e privacy sacrificata

La BCE accellera: nuovo comunicato

Ieri, martedì 9 dicembre, la BCE ha pubblicato un nuovo comunicato relativo alla roadmap dedicata all’euro digitale. Firmato da Piero Cipollone e Valdis Dombrovskis, nel documento vengono condivise date, obiettivi e intenzioni.

La roadmap è confermata: l’obiettivo è quello di avviare i test nel 2027 e arrivare ad una possibile emissione entro il 2029. Queste date, si evince, sarebbero confermate a patto che, i legislatori europei adottino le normative necessarie entro la fine del 2026.

“Dal baratto alle monete, dalle banconote alle carte, i sistemi di pagamento su cui hanno fatto affidamento gli europei non hanno mai smesso di evolversi.” Con questa frase, i due redattori raccontano dell’euro digitale come una naturale evoluzione dei sistemi di pagamento europei.

“L’euro digitale non sostituirà il contante”, affermano, ma lo accompagnerà. A tal proposito, sarebbe in sviluppo la nuova “linea di banconote” con un design “più attraente”.

Sarà facile da utilizzare, funzionerà sia online che offline e, tra le frasi più controverse, “protegge la privacy”. L’obiettivo reale tuttavia, come riportato, è solo ed esclusivamente uno: “L’euro digitale dovrebbe essere visto nel contesto più ampio della necessità di migliorare l’autonomia strategica dell’Europa.” Promesse che, potremmo identificare come “nobili”. Dubbi e considerazioni tuttavia, non si possono escludere in questo contesto.

Festeggia il natale con Binance: per te fino a 400 USDC gratuiti, non perderti la promozione dell’anno!

Non è tutto oro ciò che è FIAT

Se da un lato l’euro digitale viene descritto come uno strumento per rafforzare l’autonomia dell’Europa, dall’altro è difficile ignorare il contesto in cui nasce.

Visa, Mastercard, Apple pay, Google pay, Paypal, Stripe, Klarna. Questi sono alcuni nomi, ben sufficienti tuttavia, per rendersi conto di quanto, in realtà, l’Europa abbia ben poco in termini di autonomia nei sistemi di pagamento.

Parliamo di ecosistemi “made in USA”, ed il nostro ragionamento verte anche qui. Nonostante il vasto numero di servizi e provider, il mercato USA, oggi, spinge come non mai il mercato delle Stablecoin (è chiaro, gli emittenti acquistano miliardi di titoli di stato).

Vuoi approfondire il tema Stablecoin? Aggiornamenti costanti, migliori opportunità di rendimento e lezioni di sicurezza: abbonati come ricercatore al nostro canale Youtube.

D’altra parte, in Europa, non solo le regolamentazioni sono “stringenti”. Non esistono incentivi, non c’è supporto, e non c’è, da parte degli enti governativi, alcuna volontà di provare a farsi spazio in un settore che, ad oggi, vede l’Europa come un mercato da servire, non come un ecosistema capace di produrre alternative competitive.

Privacy "sacrificata"

La protezione della privacy, citata più volte nel comunicato, resta il punto più controverso. Un pagamento in contanti, possiamo definirlo come più alto livello di privacy tra compratore e commerciante. Perdono privacy tra di loro ma, la loro transazione ha privacy rispetto al mondo intero.

Un euro digitale, programmato, custodito in portafogli digitali, registrato nei libri contabili della BCE, forse, in parte – ci sentiamo di dire – potrebbe, con il condizionale, garantire uno pseudo anonimato, ma di certo, non possiamo parlare di “privacy”.

Non che oggi, i pagamenti non siano tracciati, ma una considerazione ci sentiamo di farla:

"Quando tutti i flussi passano da un’unica infrastruttura, il controllo diventa una funzione implicita del sistema stesso"

X

40 USDC prelevabili in regalo con Bybit!

40 USDC in regalo più tanti vantaggi per i nuovi iscritti a Bybit EU