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BTC in crescita nonostante la guerra

Guerre e tensioni internazionali proseguono ma, dopo una fase complessa, sia bitcoin che i mercati stock tradizionali continuano a crescere...

BTC in crescita nonostante la guerra

BTC in crescita

Le cose possono sempre cambiare, ma una certezza nell’ultimo mese abbondante c’è: BTC è cresciuta parecchio, tornando nei giorni passati a superare gli 80.000 dollari. Questo livello di prezzo non si vedeva da inizio febbraio di quest’anno.

Con dati aggiornati a giovedì 7 in mattinata, bitcoin registra un convincente +18,7% nell’ultimo mese. Il trend rialzista di breve periodo si è avviato a fine marzo, anche se i minimi li avevamo toccati a febbraio (circa 62.000 dollari al pezzo).

Da inizio anno, la coin si trova ancora in ribasso, anche se grazie all’ultimo mese la situazione è parecchio migliorata. Resta comunque ancora un po’ di strada da fare e gli ostacoli sono tanti: il massimo del 2026 è intorno ai 97.000$. Quest’anno, BTC ha perso il 7% di valutazione.

Cosa sta alla base del recupero a cui stiamo assistendo, considerando che la situazione macro e geopolitica non è positiva? Dietro le quinte c’è il grande lavoro degli istituzionali e afflussi positivi negli ETF. Proprio questi strumenti stanno vivendo un periodo positivo, con risultati che sostengono e spingono la valutazione di BTC.

ETF bitcoin aprile 2026

Fonte immagine: CoinMarketCap

Come accennato, restano però diversi fattori a gettare ombre. Le preoccupazioni maggiori arrivano dal Medio Oriente, soprattutto dall’Iran. Se la guerra dovesse proseguire, aumenterebbero i rischi di ulteriori shock energetici che minerebbero la stabilità dei mercati e dell’economia mondiale. Bitcoin, seppur abbia delle caratteristiche di spicco come bene rifugio, si è dimostrata talvolta acerba in questo senso e potrebbe accusare il colpo. Osserviamo gli sviluppi sperando in un lieto fine non solo per l’economia, ma soprattutto per le persone coinvolte in questo conflitto.

Quanto alle altre criptovalute, complice l’andamento di BTC che funge da traino, il mercato si sta comportando bene. Sul mensile, tutte le principali coin e token crescono: ETH del +11%, XRP dell’8%, BNB dell’8,5% e SOL del 13%. All’elenco si aggiungono tantissime altcoin e persino memecoin (Dogecoin è al +23%).

Borse USA (e non) in salita

Estendiamo questa rapida panoramica anche sui principali mercati azionari, a partire dagli Stati Uniti.

Dopo un mese di perdite, tra fine febbraio e fine marzo, gli USA sono tornati a macinare terreno. Gli indici più importanti (DJIA, Nasdaq 100 e S&P 500) sono ai massimi storici, o comunque molto vicini. Forte la reazione dopo la fase di ribasso: nell’arco di 30/35 giorni non solo si sono ripresi i livelli precedenti, ma è avvenuto pure il sorpasso.

Lo scenario è piuttosto strano: guerre e tensioni internazionali, unite a dati macro complicati, dovrebbero fare allontare gli investitori dai mercati più rischiosi. Invece, assistiamo a una dimostrazione continua di resilienza. Senza contare che, quanto meno per alcuni settori, ci troviamo di fronte a vere e proprie bolle.

Proseguendo, in Europa troviamo un po’ di differenze. Queste sono dovute alle specificità di ciascun Paese. Ad esempio, mentre in Gran Bretagna ci sono problemi economici rilevanti, in Italia lo scenario è più roseo.

L’indice FTSE MIB, il principale della Borsa di Milano, è in crescita e vicinissimo al traguardo dei 50.000 punti. L’altro FTSE, quello di Londra, fa invece più fatica: sul mensile è pressoché in pari, da inizio anno al +4,4%, ma non ai suoi massimi.

Il DAX tedesco sta dimostrando forza e punta a recuperare i massimi. L’andamento (fase di contrazione e recupero) è molto simile a quello osservato sulle piazze USA. Risultato vicino anche per il CAC 40 di Parigi, anche se il percorso è stato un po’ più movimentato.

Chiudiamo con il Nikkei 225 giapponese, fresco di nuovi massimi storici sopra i 60.000 punti, e con due piazze cinesi. Shanghai è anch’essa ai massimi e dimostra come la Cina resti solida nonostante le avversità. L’indice Hang Seng di Hong Kong presenta più saliscendi, ma le performance su 1 anno e soprattutto sui 5 anni sono decisamente convincenti.


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