Bitcoin perde i $71 e torna a scendere: la FED frena i mercati
Tassi di interesse stabili ma stime sull'inflazione rialzate: il mercoledì della FED frena i mercati, Bitcoin crolla e perde quota $71.000
Mercoledì rosso della FED
Dopo due settimane di pressioni positive su Bitcoin, il prezzo della principale criptovaluta sul mercato torna a correggere, reagendo negativamente alle dichiarazioni della Federal Reserve.
In una sessione di difficoltà sin dalla mattinata, il prezzo di BTC ha perso rapidamente i $74.000, duramente conquistati nelle sessioni precedenti, alimentando la discesa nel pomeriggio, in attesa della FED.
Tassi di interesse invariati, come da aspettativa senza alcuna novità, ma i timori, dopo l’intervento di Jerome Powell, nel suo penultimo intervento da Presidente della Federal Reserve, si concentrano sull’inflazione. Le stime per il 2026 si alzano, infatti, dal 2.4% al 2.7%, complice l’inasprimento delle tensioni USA-IRAN, con impatto diretto sul prezzo delle materie prime come petrolio e gas naturale.
Una condizione che incide direttamente sulle aspettative rispetto ai tassi di interesse, che, ancora alti e con stime di tagli in decrescita, pesano sui comparti risk on.
Bitcoin, attualmente contratta in area $70.400, dopo aver raggiunto un minimo di $69.500, il prezzo più basso della settimana.
Niente tagli nel 2026?
Se le attese per i tagli ai tassi di interesse nel 2026 erano già incerte, l’ultimo appuntamento della FED ha complicato ulteriormente le carte in tavola.
Il FedWatchTool, lo strumento che indica le aspettative sulle prossime decisioni relative alla politica monetaria, mostra un quadro abbastanza chiaro.
Nel FOMC del 29 aprile, lo 0% di probabilità di un taglio ai tassi. Una probabilità in crollo, prezzata al 20% il mese scorso. Il 95% delle probabilità è relativo ad una condizione di zero tagli mentre, un 5% di probabilità, prezza addirittura un aumento dei tassi di 25 punti base.
La situazione non cambia molto osservando i seguenti appuntamenti. Giugno, luglio e settembre prezzano percentuali superiori al 70% di tassi di interesse invariati. Le probabilità si avvicinano al 60% per l’appuntamento di dicembre ma, il contesto macro, mostra una riservata predisposizione agli asset risk on.
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