CME down: bloccati Forex, materie prime e futures azionari
La più grande borsa di derivati al mondo va offline: guasti bloccano il trading sul CME, colpiti forex, commodities e futures azionari
CME in down: borse globali in tilt
Nella mattinata odierna, un evento straordinario ha colpito il Chicago Mercantile Exchange (CME). Per alcune ore, il trading sulla più grande borsa di derivati al mondo si è interrotto, causando disagi globali. Molteplici disagi sono ancora attualmente in corso, massima attenzione quindi per coloro che hanno posizioni attualmente aperte a mercato.
L’evento è arrivato a ridosso del Black Friday, che arriva anche a casa Thecryptogateway, scopri ora tutte le nostre offerte imperdibili.
Un guasto ai sistemi di raffreddamento nei data center CyrusOne ha mandato offline l’intero sistema, interrompendo il trading di futures e opzioni. Il danno è arrivato alle ore 20:40 (orario di riferimento dell’America centrale) e si è prolungato per diverse ore, in attesa della riapertura post festività.
Questo evento arriva a infatti ridosso del giorno del ringraziamento, in cui i mercati americani sono rimasti chiusi per festività, alimentando così la volatilità sui mercati.
Nello specifico, sono state interrotte le contrattazioni sui futures valutari, su materie prime come petrolio e oro e su indici globali, come Standard & Poor’s 500, Nasdaq 100, Dow Jones e Nikkei, creando così molteplici disagi.
L’impatto di questo evento è globale. Con oltre 28 milioni di contratti scambiati quotidianamente, il CME è il fulcro dell’attività sugli strumenti derivati. Il down ha creato disagi a numerosi broker, con prezzi non aggiornati seguiti da un accumulo di ordini senza precedenti, che hanno causato forte volatilità una volta che gli ordini sono tornati ad essere evasi.
Cosa ha rivelato il blackout
Un evento simile non accadeva dal lontano 2019 dove, per un guasto tecnico, gli scambi si sono interrotti per tre lunghe ore.
I danni odierni sono contenuti, anche se eventi simili, mostrano a pieno il rischio sistematico di una pura centralizzazione. Un blackout tecnico sulla principale borsa mondiale dei derivati, si sarebbe potuta trasformare in un rischio sistemico per l’intero mercato.
“Se stessi cercando di fare un po’ di copertura valutaria oggi sarebbe un problema”, riportano alcuni fund manager. Specialmente per l’operatività di hedge fund, dove la copertura di asset spot tramite strumenti derivati è una prerogativa, eventi simili avrebbero potuto causare danni a cascata.
Sebbene il parallelismo non sia proprio congruente, in questi casi ci sentiamo di portare in auge una delle peculiarità della rete Bitcoin. Con soli due eventi in cui il network è rimasto inattivo, rispettivamente nel 2010 e nel 2013, la rete di Bitcoin ha un uptime del 99.99%, con un valore del 100% negli ultimi 12 anni di storia.

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