Economia dell’incertezza: mercati senza ancore stabili
Un tempo c'erano delle certezze, ma oggi lo scenario economico è molto diverso e i mercati non hanno la stabilità a cui eravamo abituati
Indice
L'economia dell'incertezza cambia tutto
Per anni, investire e analizzare i mercati significava muoversi all’interno di un sistema relativamente prevedibile.
Eravamo abituati a un’inflazione bassa, tassi d’interesse contenuti, globalizzazione in continua espansione e banche centrali pronte a intervenire nei momenti di difficoltà. Questo insieme di fattori costituiva una sorta di “ancora” implicita per il sistema finanziario. Oggi, quella stabilità è venuta meno. Al suo posto si sta affermando un nuovo paradigma, che a molti non piacerà: quello dell’economia dell’incertezza.
Non si tratta semplicemente di maggiore volatilità, ma di qualcosa di più profondo: la difficoltà crescente nel definire scenari chiari e duraturi. Parliamone e inquadriamo meglio il fenomeno.
L'economia perde i punti di riferimento
Come dicevamo in apertura, i mercati si sono mossi per anni all’interno di un sistema prevedibile e dotato del “paracadute” fornito dalle banche centrali.
È passato poco tempo, ma sembra molto lontana l’epoca in cui l’inflazione era nei suoi limiti, la globalizzazione avanzava senza freni e le economie puntavano costantemente alla crescita. Tutto, appunto, con le banche centrali pronte a intervenire in caso di bisogno e anch’esse prevedibili.
In questo scenario, fare delle previsioni era facile, così come costruire dei modelli che avessero un alto grado di affidabilità. Quindi, anche le strategie di investimento potevano svilupparsi secondo determinati pilastri, basati su uno storico consolidato.
Oggi viviamo in un contesto completamente differente, dove le certezze si sono indebolite o del tutto rotte.
Partiamo dall’inflazione, che continua a essere una variabile instabile. Dipende dallo Stato, certamente, ma il livello medio resta più alto che in passato. Oltretutto, con i fattori geopolitici in gioco proprio di questi tempi, i prezzi potrebbero tornare a correre più velocemente.
Le banche centrali non possono più controllare e guidare come un tempo. Anzi, si trovano sempre più a dover reagire e prendere decisioni scomode, capaci di minare i mercati.
Al contempo, la globabilizzazione frena tra guerre, dazi e sanzioni. In assenza di ancore solide, i mercati diventano più sensibili a cambiamenti improvvisi di narrativa.
Incertezza e rischio: non facciamo confusione
Per non fare confusione, è importante distinguere tra rischio e incertezza:
- Il rischio è misurabile. Può essere modellizzato, probabilizzato e inserito in specifici scenari. In altre parole, è misurabile.
- L’incertezza riguarda ciò che non è facilmente quantificabile. È legata a eventi, dinamiche e interazioni che sfuggono ai modelli tradizionali.
Nell’economia attuale, l’incertezza tende a dominare sul rischio e, come possiamo intuire, non è una cosa buona. Non si tratta più solo di stimare probabilità, ma di confrontarsi con l’impossibilità di costruire scenari affidabili.
Questo nuovo modo di ragionare cambia radicalmente il modo in cui investitori e istituzioni prendono decisioni. Se un tempo dominavano i numeri, ora regnano le stime, sensazioni ed emozioni. I mercati poggiano su pilastri traballanti, privi di certezze come nel passato.
"Il rischio è misurabile, mentre l'incertezza non è quantificabile"
Banche centrali e instabilità
Le banche centrali, che per anni hanno rappresentato un punto fermo, si trovano oggi in una posizione più complessa.
Prima avevano tutto sotto controllo e intervenivano in caso di bisogno. Oggi devono gestire contemporaneamente inflazione, crescita e stabilità finanziaria.
Il problema è che gli strumenti per contrastare un problema possono avere effetti collaterali su un’altra area. Ad esempio, alzare i tassi d’interesse per contrastare l’inflazione può rallentare la crescita. Non esiste una “medicina” che vada bene per tutto e le banche centrali si ritrovano a dover prendere decisioni che avranno ripercussioni negative altrove.
In un contesto di incertezza elevata, anche la comunicazione istituzionale diventa meno lineare.
Le forward guidance perdono efficacia, le traiettorie dei tassi sono meno prevedibili e il mercato reagisce in modo più volatile a ogni dato macroeconomico. La politica monetaria smette di essere un faro, diventando a sua volta parte dell’incertezza. Lo vediamo con i nostri occhi a ogni appuntamento del FOMC.
"Le banche centrali devono gestire e non riescono più a controllare come un tempo"
Le narrative dominano i mercati
In assenza di punti di riferimento solidi, le narrative assumono un ruolo sempre più centrale.
Gli investitori non reagiscono solo ai dati, anzi: è fondamentale la loro interpretazione. Cambiamenti anche minimi nel tono o nella percezione possono generare movimenti di mercato significativi. Per non parlare dei fraintendimenti dettati dalla natura umana.
Questo spiega perché fasi apparentemente simili dal punto di vista macroeconomico producano reazioni molto diverse: non è solo ciò che accade, ma come viene raccontato e percepito. In questo senso, l’economia dell’incertezza è anche un’economia delle aspettative mutevoli.
Operare in un contesto di incertezza richiede un approccio diverso rispetto al passato. Strategie basate su correlazioni storiche stabili possono rivelarsi meno efficaci, mentre aumenta l’importanza della flessibilità e della gestione dinamica del rischio. Non lo nascondiamo: tutto è più complicato e serve più studio, unito a una pianificazione puntigliosa, per riuscire a muoversi su un terreno ricco di asperità
Anche il concetto di diversificazione cambia. Non si tratta più solo di distribuire il rischio tra asset class diverse, ma di costruire portafogli in grado di adattarsi a scenari molteplici, spesso contrastanti tra loro.
Se in passato l’investitore aveva ben in mente il piano A, tenendosi quello B pronto in caso di avvenimenti particolari, oggi si hanno anche un piano C e magari D pronti da chiamare in causa al bisogno.
In questo contesto, la liquidità, la qualità degli asset e la capacità di reagire rapidamente diventano elementi chiave. Non tutti possono operare in queste condizioni, perché serve il giusto mix di esperienza, competenze e capacità di leggere lucidamente determinati eventi. Tuttavia, queste skill sono acquisibili nel corso del tempo.
Conclusioni sull’economia dell’incertezza
L’errore più comune è considerare l’attuale contesto come una fase transitoria, destinata a rientrare nei canoni del passato. In realtà, molti degli elementi che alimentano l’incertezza (frammentazione geopolitica, transizione energetica, debito elevato e trasformazione tecnologica su tutti) hanno natura strutturale.
Questo suggerisce che l’economia dell’incertezza non sia un’anomalia, ma il nuovo ambiente di riferimento. Un contesto in cui le variabili sono più interconnesse, le reazioni più rapide e le previsioni meno affidabili.
Probabilmente dovremo quindi metterci in pace e considerare che l’economia prevedibile di un tempo sia finita. In ogni caso, anche il presente offre le giuste opportunità: basta saperle individuare e sfruttare.