Come pagare meno tasse sulle crypto?
Se ti stai chiedendo "come pagare meno tasse sulle crypto?" sei in buona compagnia. Ecco qualche anticipazione sulle migliori strategie di ottimizzazione fiscale
Tasse crypto nel 2026
Come pagare meno tasse sulle crypto? Esistono diverse strategie tra cui la compensazione dei profitti con le perdite, i prestiti collateralizzati, il liquid staking e l’impiego di conversioni neutrali.
Con l’innalzamento dell’aliquota sulle crypto dal 26 al 33%, gli investitori devono necessariamente trovare dei metodi per ottimizzare il carico fiscale e ridurre le tasse restando pienamente nella legalità. Considerazioni di questo tipo sono del tutto naturali e qualsiasi investitore o risparmiatore, anche nel mondo TradFi, dovrebbe lavorare sul fronte fiscale per limitare le spese.
In questo articolo introdurremo quattro possibili strategie che puoi mettere in atto per pagare meno tasse sulle criptovalute. Il tutto senza operare in zone grigie, senza evadere un euro e mettendo in campo la nostra ampia esperienza.
Se ti interessa il tema tasse crypto, puoi guardare il video che segue, dove facciamo una lunga chiacchierata con il Dott. Andrea Russo, esperto di fiscalità sulle criptovalute.
Ultima cosa, ma non per importanza: tutti gli iscritti a Tatax, ottimo software di rendicontazione crypto, riceveranno una guida più dettagliata su come pagare meno tasse.
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Come pagare meno tasse sulle crypto?
Di tasse sulle criptovalute ne parliamo da anni e periodicamente portiamo contenuti aggiornati per aiutarti a comprendere una delle tematiche più ostiche del nostro settore.
Inizialmente, non esisteva alcuna legge in merito e ci si basava sulla prassi stabilita dall’Agenzia delle Entrate. Con l’arrivo della Legge di Bilancio 2023, arrivò un testo un poco più chiaro, anche se costellato comunque di dubbi e passaggi di difficile interpretazione.
Gli anni passano e molte dinamiche sono ormai certe. Sappiamo quindi che bisogna sempre dichiarare qualsiasi importo detenuto in criptovalute e che si devono pagare le tasse sulle plusvalenze e le rendite. La distinzione tra differenti asset (crypto come bitcoin, NFT, stablecoin…) rende un po’ più complesso capire quando si verifica una fattispecie fiscalmente rilevante e quando no. In generale, quando si muovono somme tra categorie differenti (compreso il cashout su valute fiat come euro o dollaro), la tassa è dovuta in caso di plusvalenza.
La domanda di oggi però è come pagare meno tasse sulle crypto? Esistono diversi metodi legali che possono metterci al riparo dalle tasse, così come possono aiutarci a ridurne il carico. Vediamoli rapidamente!
La prima strada è quella della compensazione dei profitti con le perdite.
Si tratta del metodo più efficace e conosciuto e consiste nel vendere una o più criptovalute in forte perdita nello stesso anno in cui si realizza un profitto. Così facendo, si ottimizzano gli aspetti fiscali.
Esempio pratico:
- Otteniamo 3.000 euro di plusvalenza dalla vendita di bitcoin. Dovremmo pagare il 33% della plusvalenza stessa, quindi 990€.
- Vendiamo nello stesso anno delle criptovalute fortemente in perdita. Immaginiamo di aver subito una minusvalenza di -3.000€.
- Il risultato netto è pari a zero, perche plusvalenza-minusvalenza = 0. Quindi, non dovremo pagare alcuna tassa.
Nel mezzo possono esserci infinite combinazioni, ma sicuramente con una minusvalenza avremo modo di ridurre la tassazione. Consigliamo di ricorrere a questa strategia per quanto possibile: è semplice, efficace e ampiamente utilizzata anche nel mondo tradizionale.
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Il secondo metodo a disposizione sono i prestiti collateralizzati.
In questo caso, anziché vendere una criptovaluta, la utilizziamo come collaterale (garanzia) per ottenere un prestito in ambito DeFi o CeFi. In questo modo riceviamo della valuta fiat o stablecoin senza però vendere effettivamente l’asset. Quindi, non c’è una fattispecie che porta all’innesco della tassazione.
Consigliamo di utilizzare i prestiti collateralizzati nel caso dovesse servire liquidità immediata senza voler vendere gli asset crypto. Massima attenzione ai tassi d’interesse (i prestiti comportano un costo) e alla liquidazione del collaterale. Quest’ultima consiste nella chiusura forzata delle posizioni nel caso in cui gli asset messi a collaterale dovessero perdere troppo valore; bisogna quindi tenere d’occhio i prezzi ed evitare di subire la liquidazione, che comporta dei costi non da poco.
Un altro modo interessante per evitare legalmente di pagare le tasse è il liquid staking.
Se mettiamo in staking delle criptovalute nella maniera tradizionale, la rendita è tassata. Il liquid staking è differente: dato che la ricompensa è incorporata nel prezzo del token, assomiglia agli ETF ad accumulazione. Ciò significa che finché non vendiamo il token stesso, non dovremo pagare alcuna tassa. Chiaramente, alla chiusura della posizione di liquid staking avverrà la fattispecie fiscalmente rilevante.
Ti consigliamo di leggere questo articolo sul liquid staking per capire come funziona.
Veniamo infine alle conversioni neutrali.
In questo caso, si scambiano i propri asset crypto con stablecoin che non rientrano nella categoria degli e-money token. Sono degli esempi Pax Gold e DAI. La tassazione è posticipata a una futura conversione in valuta fiat, o ad altre fattispecie tra cui l’acquisto di beni e servizi mediante la stablecoin in questione.
Altre metodologie per non pagare le tasse crypto, o pagarne meno, prevedono:
- L’holding continuo, ossia mantenere gli asset senza venderli.
- Lo spostamento della residenza fiscale all’estero. Molto complesso e bisogna fare attenzione a rispettare le varie normative.
- L’utilizzo di strumenti derivati crypto (aliquota al 26% anziché al 33%).
Torneremo ancora sulla questione tasse nelle prossime settimane, continua a seguirci! Ricorda: prova gratis Tatax e ottieni la guida per pagare meno tasse sulle criptovalute.