Quali crypto sono fiscalmente rilevanti nel 2026?
Nel 2026, quali sono le criptovalute fiscalmente rilevanti? Ecco tutto quello che devi sapere
Indice
Fiscalità e crypto nel 2026
Quali crypto sono fiscalmente rilevanti nel 2026? Le aliquote si alzano al 33% e comprendono nomi tra cui bitcoin, Ethereum e Solana. Alcune voci restano però inalterate e, addirittura, troviamo dei casi in cui non vi è alcuna tassa.
Approfondiamo il tema della tassazione crypto in modo più semplice e chiaro possibile. Puoi sia leggere questo articolo sia guardare il video che trovi incluso, dove il Dott. Andrea Russo, uno dei massimi esperti del tema, spiega tutto in maniera dettagliata.
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Quali crypto sono fiscalmente rilevanti?
Rilevanza e aliquote dipendono dalla tipologia di criptovalute e dall’operatività in essere. Vediamo punto per punto tutte le principali casistiche.
Lo scambio (permuta) di criptovalute con eguali caratteristiche e funzioni non prevede alcuna tassa ed è quindi non rilevante. Un esempio è la vendita di bitcoin in cambio di Litecoin, in quanto crypto che rientrano nella stessa categoria secondo la distinzione del regolamento europeo MiCA.
Troviamo poi lo scambio di criptovalute con diverse caratteristiche e funzioni. In questo caso, l’aliquota è pari al 33% sulla plusvalenza. Un esempio è la vendita di bitcoin in cambio di USDC. Essendo quest’ultima una stablecoin, cambia la categoria secondo la distinzione prevista dal MiCA.
Anche la cessione di crypto per euro prevede un’aliquota del 33%. Si tratta dell’evento in cui vendiamo una criptovaluta e otteniamo euro. In questa eventualità, l’eventuale plusvalenza è tassata al 33%.
Lo stesso discorso vale per l’acquisto di beni e servizi mediante criptovalute: se vi è plusvalenza, saremo tenuti a versare il 33% di aliquota sulla stessa.
Passiamo ai proventi dalla detenzione di stablecoin NON in euro, anch’essi con aliquota del 33%. Invece, i proventi da detenzione EMT (e-money token, categoria prevista dal MiCA) in euro sono tassati al 26%.
La conversione euro in EMT in euro e il rimborso in euro del valore nominale di EMT euro non sono tassati, secondo una previsione della Legge di Bilancio 2026.
Infine, le criptovalute sotto forma di ETF mantengono un’aliquota del 26% sulla plusvalenza, così come gli strumenti derivati crypto.
Nota: la plusvalenza è la differenza di prezzo positiva tra acquisto e vendita. Esempio: acquisto bitcoin con 1.000 dollari e domani lo rivendo a 1.200; la differenza è positiva e corrisponde alla plusvalenza (200 dollari, il mio guadagno).
Quali stablecoin sono fiscalmente rilevanti?
Secondo la circolare 30/E 2023 dell’Agenzia delle Entrate, che si rifà al regolamento MiCA, tra le stablecoin vi è una distinzione di questo tipo:
- E-money token (EMT): ossia una crypto-attività che mantiene l’ancoraggio a una valuta ufficiale. Esempio: USDC, che segue fedelmente il dollaro USA.
- Asset-referenced token (ART): anch’esso mantiene il valore stabile, ma ancorato a un altro asset, valore, diritto o combinazione di più elementi. Esempio: PAXG, che segue l’oro.
Secondo l’AdE, la permuta tra una criptovaluta (BTC, BNB ecc) e un e-money token è fiscalmente rilevante. La permuta tra una criptovaluta e un asset-referenced token non lo è.
Al 2026, sappiamo che le stablecoin che rientrano sotto la definizione di EMT e sono MiCA compliant generano un evento fiscalmente rilevante se scambiate con le criptovalute (es. bitcoin). Se invece si parla di scambi tra criptovalute e ART, non si tratta di eventi fiscalmente rilevanti.
Vi è incertezza con USDT. Questa stablecoin è di fatto un EMT, ma non è MiCA compliant. Diventa quindi necessario un chiarimento ufficiale dell’Agenzia delle Entrate per evitare confusione e opinioni contrastanti tra di loro.
Domande Frequenti
Sempre, senza alcun limite minimo né eccezione. In Italia vige l’obbligo di dichiarare qualsiasi criptovaluta in proprio possesso. La dichiarazione fiscale non comporta alcun costo di per sé, salvo il versamento di un’imposta annua pari allo 0,2% del totale posseduto.
Non vendere le criptovalute in proprio possesso, sfruttare le conversioni che non comportano eventi fiscalmente rilevanti e controbilanciare con delle minusvalenze sono dei metodi legali per cui si possono evitare le tasse crypto, o comunque ridurle.
L’ideale è rivolgersi a una figura professionale che possa valutare la gravità della situazione e stabilire una strategia. Ci sono infatti grandi differenze tra crypto non dichiarate negli anni e il mancato pagamento delle imposte. In caso di bisogno, è possibile utilizzare servizi come Tatax per preparare la documentazione utile a mettersi in regola.