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Economia europea: è davvero crisi?

Seppur la crescita sia incontestabilmente piuttosto bassa, alcuni dati economici mostrano un'economia europea più solida di quanto potremmo pensare

Economia europea: è davvero crisi?

Siamo davvero in crisi?

Economia Europa: c’è davvero tanta difficoltà come sentiamo e leggiamo in continuazione?

Una buona parte degli addetti ai lavori in ambito economico dipinge lo scenario del nostro Continente come difficile. La prima parte del 2026 è stata complesssa e le previsioni non suggeriscono un miglioramento nell’immediato. Tuttavia, osservando i dati più in profondità, l’Europa esce meglio di come potrebbe sembrare, anche se dei punti critici restano.

Certo, le sfide non mancano. Il conflitto ucraino è ancora lì e, come se non bastasse, si è unito da qualche mese quello tra USA e Iran. A livello energetico, l’Europa dipende parecchio dalle importazioni, nonostante delle politiche di espansione nelle soluzioni alternative, che però richiedono anni e anni di lavoro e investimenti.

L’osservato speciale di questi mesi è il petrolio. Sua maestà l’oro nero ha infatti raggiunto prezzi elevati, per poi tornare a livelli più miti e rialzarsi di recente. Ciò spinge l’inflazione verso l’alto, o comunque minaccia di farlo. La paura è che i policy maker alla BCE possano alzare nuovamente i tassi d’interesse, ma diciamolo da subito: per ora non dovrebbe essere questo il caso.

Analizziamo il dato che fa pensare a un’Europa debole (il PIL), osservando però quelli che spesso dimentichiamo, ossia gli indicatori che ci fanno tirare un piccolo respiro di sollievo.

PIL europei: crescita ridotta? Sì ma...

Il Prodotto Interno Lordo dei vari Paesi europei può mostrarci la direzione economica, anche se racconta parzialmente la realtà.

Se ci limitassimo a osservare i PIL in modo superficiale, sicuramente non saremmo felici. Per esempio, prendiamo quello dell’Eurozona: il Q1 2026 si è chiuso in negativo, -0,2% QoQ. Si tratta della prima volta con il segno meno dal Q4 2022. Non banale quindi, ma andiamo in prodondità.

Indagando sulle singole economie, notiamo che il PIL non sta affatto scendendo. Il responsabile di questo dato negativo per l’Eurozona si chiama Irlanda, che ha chiuso il Q1 2026 al -7%. Eliminandola dal conteggio, il PIL dell’Eurozona finisce in area positiva, intorno al +0,3% QoQ, forse poco meno. Sì, non parliamo di risultati esaltanti, ma meglio che una perdita.

In aggiunta, occhio anche al PIL irlandese. Il Paese richiama da anni le grandi multinazionali grazie alla tassazione decisamente vantaggiosa. Perciò, il Prodotto Interno Lordo risulta “gonfiato”: non è raro assistere a cali repentini, così come a risalite nette e improvvise. Non a caso, gli irlandesi stessi seguono maggiormente quello che chiamano MDD, ovvero Modified Domestic Demand. Il dato ripulisce l’economia dall’influenza degli attori esterni e permette di inquadrare correttamente l’andamento dell’economia domestica. Nel Q1 2026, il MDD è cresciuto dello 0,6%.

Guardiamo anche i PIL degli altri Paesi dell’Eurozona. A fare compagnia all’Irlanda, nel Q1 2026 sono stati in negativo solo i dati di Francia e Lituania (-0,1% per entrambi). Tutto il resto dell’Eurozona ha chiuso in positivo. Tra le grandi economie ha spiccato la Spagna (+0,6%), mentre l’Italia ha performato come la Germania a +0,3%.

Ancora una volta, non abbiamo a che fare con dati esaltanti, soprattutto se confrontati agli Stati Uniti (+2,1% nel Q1 2026), ma lo scenario è diverso rispetto a uno in perdita.

Migliorano i consumi, occhio alla produzione

Alcuni indicatori economici sono positivi. Uno di questi è il Retail Sales dell’Eurozona, che misura le vendite al dettaglio di prodotti tra cui cibo, bevande e tabacco.

A maggio, il dato è cresciuto dello 0,2%, invertendo la rotta dalla perdita registrata il mese precedente (-0,3% ad aprile). Seppur senza eccessi, significa che i consumatori europei stanno comunque alimentando i consumi. È innegabile però il fatto che ci sia attenzione alla spesa, considerando tutti i fattori che rendono lo scenario economico incerto.

Retail Sales Eurozona

Retail Sales dell’Eurozona nell’ultimo anno. Fonte Trading Economics su dati Eurostat.

Tra gli altri dati positivi, la produzione industriale dà dei segnali. Spicca soprattutto la Germania e la sua industria automobilistica. Stando a delle stime, la produzione dell’Eurozona a maggio dovrebbe aggirarsi intorno al +0,3%. Parliamo di stime per un motivo: il dato ufficiale è leggermente in negativo, ma subisce anch’esso l’influenza dell’Irlanda.

Tuttavia, occorre sottolineare che ci sono anche dei dati che puntano verso il basso. Qui entra in gioco il PMI, che propone delle riflessioni interessanti.

Innanzitutto, i Paesi dell’Eurozona sono “spaccati”. Concentrandoci sulle principali economie, mentre Spagna e Italia registrano dei dati positivi, Germania e Francia perdono terreno. Non si tratta di novità per alcuni: la Francia ha avuto un PMI al di sotto dei 50 punti (ossia in contrazione) per buona parte del 2025, in contrasto con i PIL trimestrali in crescita. Questo per precisare che il PMI può essere uno strumento utile, ma non è una sentenza e non deve essere utilizzato da solo.

Per chiudere, dato che abbiamo parlato dei singoli, diamo uno sguardo al PMI dell’Eurozona di giugno: 50 punti esatti, né in contrazione né in espansione.

Stock market europeo solido

Lo stock market europeo si comporta piuttosto bene. Se ci soffermiamo su quello complessivo dell’Eurozona, siamo a +8% circa da inizio anno. Non vi è tanto divario dagli Stati Uniti (a +10%, ma con sfide non da poco davanti) e il mondo (anch’esso a +10%).

Anche in questo caso, se scendiamo più in profondità, prendendo i singoli mercati, troviamo anche performance superiori o peggiori. Il CAC40 di Parigi è un esempio di freno: a +2,7% da inizio 2026, fa peggiorare la statistica complessiva dell’Eurozona. Peggio ancora il DAX di Francoforte: solo +1,85%. Spicca su tutti, piazzandosi in testa alla classifica, il nostrano FTSE MIB: oltre +16% da inizio anno.

Borse Europa 2026

Andamento dei principali indici europi e mondiali. Fonte Investing.com

Ci sono buone probabilità che il comparto azionario possa continuare a crescere, a patto che i fattori esterni quali guerre, incertezze, energia e inflazione non riservino nuove e spiacevoli sorprese. Di questo parleremo ancora in futuri articoli, monitorando sia l’andamento dell’economia che quello della finanza.


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