USA e Iran si scontrano e il petrolio TORNA A CORRERE!
Il conflitto tra USA e Iran, che hanno di fatto rotto gli accordi temporanei, spinge verso l'alto le quotazioni del petrolio.
Indice
USA e Iran spingono il petrolio
Il prezzo petrolio torna a far parlare di sé. Dopo settimane caratterizzate da un netto ribasso, il mercato petrolifero è tornato sotto pressione da una decina di giorni a questa parte.
Le quotazioni del Brent e del WTI hanno registrato aumenti, tornando al di sopra degli 80 dollari al barile. Come possiamo ben immaginare, il motivo principale è da trovare nello Stretto di Hormuz e nelle rinnovate tensioni tra USA e Iran.
Prezzo petrolio in crescita
Diamo uno sguardio al grafico del Brent Oil e notiamo come le cose sono cambiate da una decina di giorni a oggi. Dopo un periodo di calo, dovuto al rilassamento delle tensioni, stiamo tornando in un clima piuttosto rovente, seppur lontani dagli eccessi (almeno per ora).

Futures sul petrolio Brent a settembre 2026. Fonte CNBC.
La quotazione petrolio cresce all’aumentare delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Anzi, più che di tensioni, dovremmo parlare di ripresa del conflitto, utilizzando i termini corretti.
Mentre l’amministrazione Trump continua a minacciare e lanciare attacchi, l’Iran non sta di certo a guardare. La Repubblica Islamica ha comunicato che i ribelli Houthi sono già in allerta, pronti a chiudere il Mar Rosso nel caso in cui gli States dovessero attaccare infrastrutture energetiche in Iran.
Il mercato petrolifero l’ha presa male. I futures sul Brent Oil a settembre sono a +1,6%, nuovamente sopra gli 85 dollari al barile. Quanto al petrolio WTI, l’aumento dei futures con scadenza ad agosto è del 2% circa, a 80 dollari al barile. Quest’ultimo è il valore record dell’ultimo mese.
Nel complesso, questa settimana il petrolio è in crescita di oltre il 10%. Questo nonostante di recente ci fosse abbondanza di offerta, dopo la riapertura dello Stretto di poche settimane fa.

Futures sul petrolio WTI ad agosto 2026. Fonte CNBC.
Inflazione e petrolio: come siamo messi?
L’andamento del petrolio continua ad avere effetti che vanno ben oltre il settore energetico.
Il greggio rappresenta infatti uno dei principali input dell’economia mondiale e influenza direttamente il costo dei trasporti, della logistica, della produzione industriale e di numerosi beni di consumo.
In questo momento, le condizioni economiche sono complesse. L’inflazione è tornata a salire anche a causa della crescita del petrolio. Non dimentichiamoci infatti che fino a marzo di quest’anno ci trovavamo sotto o in prossimità dei 70 dollari a barile (WTI e Brent); con lo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran, e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, le quotazioni hanno superato i 110/115 dollari al barile.
Dobbiamo però seguire in generale anche la domanda globale, ma anche l’offerta. Vi sono ancora timori di un rallentamento dell’economia e il costo elevato del petrolio potrebbe spingere questa tendenza. Teniamo monitorato il valore nelle prossime settimane, ma una cosa è già certa: gli animi in Medio Oriente si devono raffreddare. Al contrario, l’instabilità continuerà a minare i mercati, generare preoccupazione e creare le condizioni per la tempesta perfetta.