Investire in bitcoin nel 2026: una riflessione per non sbagliare

Facciamo un passo indietro, riflettiamo sulle basi dell'investimento e sul perché BTC può avere (o non avere) senso

Investire in bitcoin nel 2026: una riflessione per non sbagliare

Introduzione al focus on di oggi

Oggi facciamo una chiacchierata un po’ diversa dal solito. Parleremo di bitcoin in ottica di investimento, ma tornando alle basi.

Diciamo spesso che BTC può essere un buon investimento, ma che dipende da persona a persona. Quanto segue è una riflessione sugli investimenti in bitcoin e sull’importanza della pianificazione.

Il focus non è una sollecitazione all’investimento: bitcoin e le criptovalute sono tra gli asset più rischiosi in assoluto e non tutti/e dovrebbero investirci. Inoltre, anche dove possono trovare spazio, la percentuale del portafoglio dovrebbe essere al massimo modesta.

Investire in bitcoin e criptovalute: sì o no?

I tempi cambiano molto in fretta. Giusto qualche giorno fa mi sono ritrovato a parlare in compagnia di quanto sia cambiato il rapporto con gli investimenti rispetto al passato.

Fino a non troppi anni addietro, le possibilità operative erano limitate. Le persone investivano, ma lo facevano in modo diverso, generalmente passando dalla propria banca. Per tantissimo tempo questa è stata la prassi e il mercato era più difficile da approcciare.

In ogni caso, anche a livello quantitativo le cose erano differenti. Investire non era la normalità e parecchie persone non lo facevano per niente, mantenendo i risparmi direttamente sul conto corrente (pessima idea, lo sappiamo) o al massimo su libretti di risparmio che generavano interessi quasi nulli. C’erano i titoli di Stato, acquistati di frequente anche come dono per i nuovi nascituri.

Bene, oggi tutto è cambiato. Internet ha dato il via alle cose e, soprattutto negli ultimi 10 anni, la democratizzazione della TradFi ha preso piede. Oggi abbiamo una scelta ampia di broker e fintech a cui rivolgerci per investire comodamente dal divano di casa. Se un tempo bisognava uscire, recarsi in banca o in posta, firmare pile di documenti e perdere tempo, adesso tutto è rapidissimo e facile. Forse fin troppo facile, perché senza barriere chiunque, anche i più impreparati, può potenzialmente investire in asset rischiosi come le azioni, i derivati e le crypto.

Comunque, nel corso della chiacchierata che ho avuto, l’opinione comune è che investire anche in bitcoin può essere una buona idea. Pensiamoci: fino a qualche anno fa (ma per alcune persone è ancora così) BTC veniva vista come una truffa o qualcosa senza valore. Oggi, c’è tanta apertura. So di persone che hanno avviato PAC per i propri figli e figlie includendo pure bitcoin!

Effettivamente, numeri alla mano, un’allocazione sana e prudente su bitcoin, in un portafoglio diversificato e in linea con le caratteristiche della persona, è una buona idea. BTC è diversa rispetto ad altre asset class e può dare un valore aggiunto alla strategia.

La chiave è, appunto, la persona. Dati i rischi di bitcoin, che spesso alcuni investitori tendono a dimenticare, questa crypto non può essere adatta a tutti i portafogli. Del resto, lo stesso errore si fa anche sugli asset tradizionali: gente che fa trading senza avere idea di cosa sia una candlestick o che investe in azioni singole senza conoscenze è all’ordine del giorno. Approfondiamo questo punto, perché è fondamentale.

I fattori che determinano la scelta

Diciamo sempre che su cosa e quanto investire dipende dalla persona. Entriamo più nel dettaglio e mettiamo nero su bianco tutto ciò che va considerato.

Nel calderone dobbiamo mettere tolleranza al rischio, obiettivi, capacità di reggere la pressione e arco temporale dell’investimento. Nota bene: parliamo di investimento, non di trading. Quindi, archi temporali intraday o di pochi giorni non sono assolutamente da considerare.

Tolleranza al rischio

La tolleranza al rischio dipende da un insieme di fattori personali e contestuali. In genere, i più giovani sono maggiormente propensi ad assumere dei rischi perché probabilmente non hanno una famiglia, vivono ancora con i genitori e possono permettersi di rischiare. E detta tra noi, se i presupposti sono quelli appena descritti, rischiare un po’ ha perfettamente senso: non essendoci responsabilità, perdere qualche soldo sarebbe fine a sé stesso e non avrebbe ripercussioni particolari. Chiaramente, un giovane non deve andare all-in come se fosse al casinò. Però, potrà comporre un portafoglio più spinto del solito, dove aumenta il rischio ma anche la possibilità di guadagno.

Possono esserci anche eccezioni con persone più in là con gli anni che vogliono e possono prendersi dei rischi. Diciamo però che statisticamente, andando avanti con gli anni aumentano le responsabilità e le spese (figli, mutuo o affitto…) e si tende ad avere un approccio più prudente.

Obiettivi di investimento

La tolleranza al rischio vale zero senza gli obiettivi. È facile dire “voglio diventare ricco/a”, ma ci si deve scontrare con la realtà: troppo generico e troppo alto come obiettivo, almeno in partenza. Anche perché il concetto di ricchezza dipende dalla persona: se spendo 100 euro al mese per vivere bene, sarei ricco con 10/20 mila euro. Diverso il discorso per chi ne spende 5.000.

Alcuni esempi di obiettivi possono essere l’acquisto della casa, una rendita passiva fissa o la creazione di un fondo per i propri figli (e qui si che BTC avrebbe senso). L’importante è che sia chiaro nella mente dell’investitore, così da poter pianificare al meglio la strategia anche secondo la tolleranza al rischio.

Reggere la pressione negli investimenti

Continuando con i fattori, la capacità di reggere la pressione è molto importante e si lega agli asset inclusi nel portafoglio. Ci sono persone che hanno una tolleranza alta e obiettivi ambiziosi, ma che non sono sufficientemente ermetiche per reggere alle tempeste del mercato. In questi casi bisogna pianificare un portafoglio che sia amico del fegato, pena il rischio di compiere azioni avventate in periodi difficili da navigare. Rinunciamo a qualche possibile guadagno extra, ma preserviamo lucidità e salute.

Per quanto tempo investiamo

Infine, l’arco temporale dell’investimento. Investire per 2 anni, 10 o 30 fa una differenza enorme. L’arco temporale ha un impatto diretto sugli obiettivi, sui risultati, sulla capacità di reggere la pressione e sui rischi da assumersi.

Periodi brevi, con obiettivi ambiziosi, possono voler dire solo una cosa: assumersi più rischi (saranno in linea con la tolleranza?) e mettersi maggiore pressione (resisteremo?). Al contrario, tempi più lunghi ci permettono di scaricare pressione e potenzialmente abbassare il rischio. Abbiamo lasciato questo punto per ultimo, ma dovrebbe essere la prima domanda da porci. Proprio in tema di domande, eccone quattro per aiutarti a conoscerti meglio:

  • Per quanto tempo voglio investire?
  • Perché voglio investire?
  • Che rischi posso assumere realisticamente?
  • Se domani crollasse il mercato, come mi sentirei e cosa farei?

Detto questo, dove trova posto bitcoin? Sicuramente non in portafogli a basso rischio, con persone dalla tolleranza bassa e poca capacità di reggere la pressione. È un asset rischioso e richiede ampia tolleranza, nervi saldi e possibilità di sostenere perdite rilevanti. Per ridurre queste variabili, BTC è ottima sugli archi temporali più lunghi e in percentuali ridotte rispetto al resto del portafoglio.

Abbiamo parlato volutamente solo di bitcoin e non di criptovalute. Tutte le altre coin e token sono più rischiose e richiedono massima attenzione e ampie conoscenze. Chi le maneggia deve sapere quello che fa e l’allocazione deve rappresentare una bassissima percentuale del portafoglio.

"Tolleranza al rischio, obiettivi, capacità di reggere la pressione e tempo sono fattori chiave per impostare gli investimenti"

Perché investire in bitcoin (e perché no)

Ok, abbiamo parlato di come sono cambiati i tempi e dei fattori che condizionano la scelta degli investimenti. Ma perché investire in bitcoin? E perché non farlo?

Il “partito del sì” ha diversi punti favorevoli a sua disposizione:

  • Diversificazione. Bitcoin è un asset completamente diverso da quelli proposti in finanza tradizionale. Ci permette quindi di diversificare ulteriormente il portafoglio, chiaramente se presente nella giusta quantità (ridotta, lo ribadiamo ulteriormente).
  • Ottimo potenziale. Nel tempo, BTC si è dimostrata una grande scelta per vedere crescere il capitale. Detenere questa crypto ci consente di beneficiare di potenziali crescite future anche superiori ad altri asset.
  • Porta di accesso ad altre opportunità. Bitcoin (e le criptovalute in generale) ci avvicinano a mondi quali la finanza decentralizzata. Con il giusto mix di competenze ed esperienza, si possono implementare strategie decisamente interessanti.
  • Possesso effettivo. Detenendo BTC su un wallet non custodial, la coin è nostra al 100% e non ci sono intermediari di mezzo. Nessuno potrà censurare il wallet, requisire fondi o limitare in qualche modo l’operatività sulla blockchain.
  • Il progetto. Diverse persone entrano nel mondo di Bitcoin perché credono nel progetto e nei valori che ne stanno alla base; potrebbe essere un valore aggiunto.

La diversificazione è la chiave, ma ci sono altri elementi a sostegno dell’investimento in bitcoin.

Ora vediamo perché non investire in bitcoin:

  • Rischio elevato. Non nascondiamolo: BTC oscilla parecchio e non ci sono reti di sicurezza. Per questo motivo, anche se c’è la possibilità di prendersi dei rischi, questa criptovaluta dovrebbe occupare una piccola percentuale del portafoglio di investimento.
  • La custodia. Fare custodia da soli ha dei vantaggi, ma non è banale e la responsabilità cade tutta sulle spalle dell’investitore. Si smarriscono le chiavi private? I fondi sono persi per sempre. Si cade in una truffa? I fondi sono persi per sempre. Non c’è alcuna autorità a proteggerci.
  • Difficoltà operative. Bitcoin e le criptovalute non sono per tutti. Si devono avere account sugli exchange, un wallet, capire come funziona la DeFi e via dicendo. Insomma, può essere complicato per i non smanettoni.

I punti a favore non devono offuscare la vista: l’asset è rischioso e la custodia è complessa.

Oggi i tempi stanno cambiando e si cercano di limare i contro di BTC in altro modo. Ad esempio, diverse banche e broker (come Trade Republic) permettono di comprare e vendere bitcoin, eliminando alcuni passaggi che in passato tagliavano fuori una fetta di mercato.

Che dire poi degli strumenti tradizionali sulle crypto? L’arrivo di ETF, ETP e via dicendo ci permette di investire sulle criptovalute (bitcoin in primis) restando però nel perimetro della finanza tradizionale. Per chi non è mosso da ideali particolari, non ha interesse nell’autocustodia e non vuole operare in DeFi, questa scelta è ideale. Inoltre, in Italia le plusvalenze sugli strumenti tradizionali basati sulle crypto hanno un’aliquota al 26%: ben il 7% in meno rispetto ai prodotti crypto nativi. Meno tasse crypto, investitori più felici.

Tra crypto e investimenti, il mondo cambia

Ricapitolando, l’idea alla base di questo focus era di parlare meno di grafici, eventi macro e numeri, tornando a concentrarci sulle basi che a volte si dimenticano o passano in secondo piano. Il settore degli investimenti corre veloce e le criptovalute sono sempre più diffuse e disponibili.

Proprio in questi momenti si deve fare una pausa, ripensare agli elementi essenziali alla base dell’investimento e non farsi prendere dalla foga. Perché con tutto a portata di click e bombardati da continue informazioni, è facile muoversi alla cieca e perdere il controllo di ciò che si sta facendo. Questo, ovviamente, è pericoloso.

Quindi, non dimentichiamoci di riflettere e fare un check periodico della strategia di investimento. Prendiamoci il tempo per rivalutarci, capire se è cambiato qualcosa ed eventualmente apportare delle modifiche. Non sottostiamo mai i rischi, anzi: pensiamo sempre al peggio per non avere brutte sorprese.

Soprattutto, continuiamo a studiare e a fare esperienze. Più dei grafici e delle analisi, ciò che è davvero importante e difficile è capire cosa vogliamo dagli investimenti, perché e come possiamo ottenerlo. Se poi bitcoin dovesse trovare spazio nel nostro piano ben venga.


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