Market Cap crypto: che cos'è e cosa comporta

La Market Cap è una delle informazioni di base riguardanti un asset, da considerare e monitorare in qualsiasi investimento

Market Cap crypto: che cos'è e cosa comporta

Introduzione alla Market Cap

La Market Cap (abbreviazione di Market Capitalization) è un dato fondamentale per qualsiasi asset, dalle criptovalute alle azioni, fino alle commodities.

Gli investitori con meno esperienza sottovalutano questo elemento di frequente: quante volte ci è capitato di sentire frasi tipo “Quando arriverà a 100 dollari?” riferendosi a Dogecoin? L’errore di base è proprio quello di non considerare la Market Cap e altri due dati chiave: prezzo e offerta.

Investitori e trader con esperienza sufficiente non dovrebbero invece cadere in queste fantasie, proprio perché conoscono bene le implicazioni legate alla capitalizzazione del mercato.

Questo breve approfondimento mira a colmare una lacuna diffusa tra chi sta costruendo il proprio bagaglio di conoscenze. Il concetto di cui tratteremo è semplice ma, al tempo stesso, decisamente importante.

Diamoci da fare e rispondiamo subito alla domanda principale: che cos’è la Market Cap?

Market Cap crypto: che cos'è?

Pensiamo a Bitcoin e facciamola facile facile: la Market Cap è il valore complessivo di tutte le coin minate. Per calcolarla, prendiamo il totale delle coin circolanti e lo moltiplichiamo per il prezzo corrente.

Lo stesso principio si applica ad altre crypto, alle azioni, all’oro e a innumerevoli altri asset. Pensando a uno stock, la definizione di Market Cap è identica: il valore complessivo delle azioni in circolazione di una data compagnia.

Nei mercati azionari, la capitalizzazione di un’azienda è responsabile della sua collocazione in una determinata fascia:

  • Small-cap: compagnie dalla ridotta capitalizzazione. Tra i 300 milioni di dollari e i 2 miliardi.
  • Mid-cap: aziende che hanno una Market Cap tra i 2 e i 10 miliardi di dollari.
  • Large-cap: grandi compagnie con capitalizzazione superiore ai 10 miliardi di dollari.

La suddivisione appena riportata è chiaramente indicativa.
I colossi del mercato arrivano a cifre ben superiori: Apple, per citare un grande nome, ha una capitalizzazione di 2350 miliardi di dollari (1/12/2022).

Tornando alle criptovalute, quando ne consultiamo l’andamento su portali come CoinMarketCap, di default le troviamo in ordine di capitalizzazione.

Da sempre, Bitcoin (BTC) è la coin dal Market Cap maggiore, seguita da Ethereum (ETH). Al terzo posto la stablecoin Tether USD (USDT). Chiudono la Top 5 BNB e USD Coin (USDC).

Prezzo e offerta dell'asset

Fornendo la definizione di Market Cap ci siamo imbattuti in altri due dati chiave: prezzo e offerta.

Il prezzo non ha bisogno di presentazioni. Esso rappresenta la cifra richiesta in quel momento per acquistare una coin o un’azione. Variando gli asset, questo numero può indicare altro: per esempio, il prezzo dell’oro si riferisce solitamente a 1 oncia del prezioso metallo.

Anche la natura dell’offerta (in inglese Supply) è intuibile: il numero di coin minate, le azioni emesse e via dicendo.

Questi due elementi sono indispensabili per calcolare la Market Cap. A prescindere da mercato e asset, ogni investitore dovrebbe iniziare le proprie analisi proprio da qui: si tratta dell’ABC.

"Spoler della formula: Market Cap = Prezzo * Offerta"

Market Cap, prezzo e supply

Sappiamo che cos’è la Market Cap e ormai abbiamo anticipato la semplice formula per calcolarla: moltiplichiamo prezzo e offerta.

Pensiamo a Bitcoin e consideriamo i dati disponibili in questo momento:

  • Prezzo: 17.122 $
  • Supply: 19.221.512 BTC

La Market Cap di Bitcoin è pari a prezzo*supply –> 17.122*19.221.512 = 329.110.728.464.

A questo semplice calcolo si possono inserire aggiustamenti e correzioni per renderlo più preciso. Tuttavia, il risultato varia di poco.

In verità, qualsiasi portale specializzato e piattaforma di analisi (come TradingView) fornisce già la Market Cap; difficilmente dovremo quindi calcolarla manualmente.

Ciò che conta in questo momento è la comprensione della semplice ma fondamentale meccanica che c’è dietro. Conoscendo le implicazioni della capitalizzazione, saremo in grado di fare considerazioni valide su un determinato asset.

Per esempio, torniamo a Dogecoin e alle frasi tipo “50 dollari entro fine anno!” e “To the Moon a 100 dollari!”. Chi entra nel mondo crypto ha altissime aspettative di arricchirsi e si fa coinvolgere facilmente da questi slogan. Saranno davvero scenari realistici? Vediamolo subito!

Oggi 1 DOGE è prezzato a 0,1033 $. La supply è pari a 132,67 miliardi. La Market Cap ammonta quindi a 13,7 miliardi di dollari. La famosa memecoin occupa la posizione 8 in termini di capitalizzazione tra le crypto.

In pieno bull market, Dogecoin non andò lontando da un traguardo record: 1 dollaro a esemplare. Già così, la Market Cap raggiunse cifre stellari.

Ora facciamo un gioco e vediamo a quanto arriverebbe la market cap per tre livelli di prezzo: 5, 10 e 100 dollari. Per semplicità, manterremo l’offerta costante a 132,67 miliardi di DOGE.

  • Prezzo a 5 $: 663.350.000.000 (circa il doppio di quella attuale di BTC).
  • Prezzo a 10$: 1326,7 miliardi (più o meno la capitalizzazione odierna di Alphabet, Google).
  • Prezzo a 100$: 13.267 miliardi (somma della Market Cap attuale di svariate compagnie fra cui Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, VISA, JP Morgan… dobbiamo continuare?).

In questi calcoli giocosi non abbiamo però previsto un “piccolo dettaglio”: la supply di Dogecoin non ha limite. Perciò, dovremmo pure considerare l’inflazione annuale. Insomma, è improbabile che si possano raggiungere prezzi così elevati.

Diverso il discorso per Bitcoin: supply massima di 21 milioni di esemplari (molto bassa), inflazione che si riduce ogni quattro anni (halving) e sempre più interesse anche da parte di fondi e grandi investitori. Non vogliamo dire che raggiungera X o Y valore, sia chiaro. Però, i presupposti sono più favorevoli.

Attenzione poi a non commettere l’errore di valutare eccessivamente eventi come il burn di tot esemplari di una certa crypto. Infatti, diminuendo la supply, non viene automaticamente alzato il prezzo dell’asset.
L’offerta è uno degli elementi fondamentali ma non l’unico. Pur riducendola, se la domanda non è adeguata, il prezzo varierà di poco, se non di nulla. Occhio quindi a fare ragionamenti tipo “Supply ridotta del 10%, automaticamente il prezzo dovrà adeguarsi” perché sarà il mercato a decidere se sarà effettivamente così.

Non vogliamo però iniziare discorsi più complessi. Da questo approfondimento dobbiamo imparare una cosa: la Market Cap è un dato utilissimo per valutare un progetto, un’azione o un asset. Essa offre uno sguardo generale sul mercato e sui possibili tetti massimi raggiungibili, in virtù del fatto che un limite c’è sempre. Evitando comunque di lasciarsi andare con la fantasia anche nei calcoli.

Grazie alla Market Capitalization (e ai suoi componenti prezzo e offerta) possiamo evitare di buttarci sulla shitcoin di turno con supply da 10000 gazillion di esemplari, perché lo sapremo: 1 dollaro non potrà mai toccarlo!


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