2 min read 24 Jul 2026

Ue vs Russia: le crypto sempre più al centro delle sanzioni

Il 21° pacchetto di sanzioni dell’Ue nei confronti della Russia ha le crypto come obiettivo primario: il ban tocca anche paesi extra-Ue

Ue vs Russia: le crypto sempre più al centro delle sanzioni

L’Europa stringe sulle crypto russe

L’Unione Europea ha aumentato la pressione sulla Russia e porta le crypto di nuovo al centro del nuovo pacchetto di sanzioni, per un 21° round di misure restrittive che colpisce banche, operatori finanziari, industrie e numerose piattaforme crypto.

È saltata all’occhio, soprattutto, la misura restrittiva per il network A7, infrastruttura cross-border già associata alla stablecoin A7A5, e indicata da Chainalysis come uno strumento costruito appositamente per facilitare l’elusione delle sanzioni russe. Secondo le stime citate, la rete avrebbe processato quasi 120 miliardi di dollari.

L’obiettivo è limitare i canali alternativi con cui Mosca può muovere capitale, pagare fornitori e mantenere relazioni commerciali nonostante le restrizioni occidentali. La stessa UE aveva già segnalato nei pacchetti precedenti come la Russia stesse facendo sempre più affidamento sulle criptovalute per le transazioni internazionali, ma solo ora il tema è diventato un bersaglio diretto della politica sanzionatoria.

Dal 1° Luglio 2026, la normativa europea ha bloccato in modo definitivo le piattaforme non conformi. Chi è senza licenza MiCA è stato costretto a chiudere le attività in Europa, evitando di diventare illegale. Scopri QUI chi è conforme sullo Spot e chi possiede la Licenza MiFID II per offrire legalmente il trading di derivati.

Il ban sui provider extra-UE

Un’altra novità è l’introduzione di uno strumento che potrebbe permettere all’Ue di vietare completamente le transazioni tra operatori europei e provider crypto di Paesi terzi usati dalla Russia.

Il pacchetto estende infatti il divieto di transazione a 14 piattaforme crypto con sede in Georgia, Panama, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Kirghizistan e Bielorussia. Si sposta quindi la pressione anche fuori dai confini russi, colpendo giurisdizioni considerate utili per aggirare i controlli.

L’Europa, insomma, mira a colpire non solo la finanza tradizionale russa, ma anche le infrastrutture digitali che possono sostituirla. Stablecoin, exchange e provider offshore diventano così parte del campo di battaglia economico.

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