Altri exchange pronti a implodere: cosa sappiamo

Il CEO di Wave Financial lancia la bomba e mette in guardia su altri exchange a rischio. Valutiamo le affermazioni con occhio critico e lucidità

Altri exchange pronti a implodere: cosa sappiamo

Alcuni exchange pronti a implodere?

Il crypto-winter ha causato non pochi problemi a exchange crypto, realtà CeFi e relativi clienti; ora arriva un monito dal CEO di Wave Financial, secondo cui diversi exchange sarebbero sul punto di implodere.

Andiamo per gradi e seguiamo un percorso che non generi né eccessive preoccupazioni né false sicurezze.

Innanzitutto vedremo che cos’ha sostenuto il numero 1 di Wave nel corso di un’intervista, puntando al sodo.

Ci sposteremo poi sugli exchange, valutandone l’attuale situazione. Ci limiteremo a riportare ciò che sappiamo con certezza, inclusa la disponibilità di Proof of Reserves, audit e quant’altro di utile. Ovviamente tutto va preso con le dovute precauzioni: non possiamo avere la totale sicurezza.

Focus a parte su Binance, in questi giorni al centro del dibattito. C’è chi sostiene che sia in difficoltà e chi invece è certo che non ci siano problemi. Proveremo a riordinare e chiarire le idee.

Infine, spazio alla questione auditor, soprattutto per quanto riguarda Mazars.

Essere informati è solo una forma di difesa per gli avvenimenti avversi del mondo crypto. La prima barriera sta nelle nostre scelte: solo facendo tutte le dovute osservazioni, considerando anche gli scenari peggiori, saremo davvero in grado di leggere opportunità e pericoli, valutando quale strategia meglio calza al nostro profilo.

Wave financial: il monito del CEO

Wave Financial è una compagnia che gestisce oltre 1 miliardo di dollari in asset crypto per conto dei propri clienti.

David Siemer, CEO e Founder, ha raccontato in una recente intervista che Wave deteneva degli asset su FTX. Trattandosi di una realtà così grande e informata, ovviamente c’era la consapevolezza che qualcosa stesse andando per il verso sbagliato:

“Sapevamo cosa stava accadendo già da tempo, molto prima dell’arrivo del vero problema”

Una o due settimane prima del collasso di FTX, Wave Financial ha prontamente rimosso i propri fondi. O meglio, quelli dei clienti che si affidano a loro per la gestione degli asset crypto.

Conoscenza e prontezza di intervento hanno consentito alla compagnia di non incassare alcuna perdita, tutelando perfettamente i capitali degli investitori.

Il cliente paga per avere il migliore dei servizi. In questo caso, Wave ha mostrato come dovrebbe muoversi una compagnia che opera sul campo: massimizzare i guadagni ma essere pronta a tornare sui suoi passi nel momento in cui suonano i primi campanelli d’allarme.

Purtroppo il cliente retail non ha accesso a informazioni evolute e voci di corridoio con largo anticipo: si tratta di preziose conoscenze riservate ai big, condivise con gli altri solo all’ultimo momento.

Seppur l’operato di Wave sia lodevole, la vera notizia è però un’altra. Sempre secondo il CEO, altri exchange crypto potrebbero implodere in un futuro non lontano. Parole buie, che fanno riflettere:

“Ci aspettiamo insolvenze da altri exchange, alcuni dei quali in top 10 […] Noi staremo qui a guardare, aspettando che saltino per ari”

Prima di iniziare a correre senza meta per il panico, cerchiamo di analizzare quanto detto dal boss di Wave Financial.

Ignorare il monito di Siemer sarebbe stupido: è un personaggio di spicco del settore, di cui ha una conoscenza certamente superiore alla nostra. In più, Wave Financial sta riuscendo nell’impresa di schivare le varie pallottole sparate in questo periodo ribassista. L’approccio aziendale, minimizzare i rischi, sta ampiamente ripagando della scelta.

Contemporaneamente, l’azienda è all’opera nel cercare di acquisire compagnie fallite e relativi asset.

Fondata nel 2018, Wave Financial superò il primo inverno crypto stando sugli scudi, puntando esclusivamente alla sopravvivenza. Ora qualcosa è cambiato: l’esperienza accumulata le consente di operare in modo più aggressivo, cercando di trarre vantaggio dalle difficoltà altrui.

In poche parole, non abbiamo a che fare con il parere di una persona che non sa quello che fa. Secondo noi, il messaggio che deve passare è “Occhio perché è ancora molto pericoloso là fuori!”.

Al tempo stesso però attenzione alle manipolazioni. Wave Financial ha apertamente dichiarato di essere pronta ad acquisizioni a bassissimo costo, perciò trarrebbe dei benefici da eventuali fallimenti. Prendiamo quindi le affermazioni con serietà ma anche con occhio critico.

Siemer non fa nomi sui potenziali exchange che potrebbero avere difficoltà, salvo escludere Binance. Proviamo quindi a ricapitolare la situazione di quelli principali, basandoci esclusivamente sui dati certi a nostra disposizione e ricordando che i rischi ci sono sempre e comunque. Prima però ripassiamo il concetto di Proof of Reserves.

"Sapevamo cosa stava accadendo già da tempo, molto prima dell'arrivo del vero problema"

Proof of Reserves: utilità e limiti

Dal fallimento di FTX è nata la corsa alle Proof of Reserves. Gli exchange vogliono mostrare che dispongono degli asset e che sarebbero in grado di affrontare anche pressioni di vendita molto elevate.

Ma qual è la reale efficacia delle Proof of Reserves? Soprattutto, quali sono i limiti?

Avviamoci a discutere del tema togliendoci un sassolino: infastidisce che la “corsa alla trasparenza” sia partita solo nel momento in cui è saltato uno dei pezzi grossi del mercato. Sarebbe stato bello disporre di questi dati da subito, cosa effettivamente fatta da qualche player ma non dalla maggioranza.

Detto questo, vediamo che cos’è la Proof of Reserves. In breve, si tratta di una fotografia sulla situazione dei capitali di una certa società, “scattata” generalmente da un auditor esterno per garantire neutralità.

Dimostrare che i fondi siano effettivamente disponibili dovrebbe tranquillizzare il cliente, perché in grado in qualsiasi momento di prelevare tutto ciò che gli appartiene.

Il meccanismo dovrebbe eliminare alla radice qualsiasi dubbio su un determinato exchange.

La Proof of Reserves sfrutta una struttura chiamata Albero di Merkle. Esso aggrega i fondi di una piattaforma e, al tempo stesso, preserva la privacy di ciascun utente. Sfruttando la blockchain, l’Albero di Merkle non può subire manomissioni, consentendo agli auditor di svolgere correttamente il proprio lavoro.

Per approfondire il tema, abbiamo preparato un articolo interamente dedicato alla Proof of Reserves: dagli una lettura, ne vale la pena.

Ok, quindi è tutto rose e fiori? Purtroppo no: esistono dei limiti che rendono la PoR non affidabile al 100%.

Innanzitutto la natura delle riserve. Quanto sono liquide? Esistono altri asset e possedimenti rivendibili per coprire eventuali buchi?
In più, anche se liquido, conta la tipologia di asset: c’è differenza tra una stablecoin e bitcoin.
Dagli audit è emerso che le riserve sono principalmente composte da BTC, ETH, USDT, BUSD e USDC.

Dobbiamo poi ragionare su che cosa stiamo guardando.
Dicevamo che l’auditor “scatta una foto” di un determinato momento. Cos’è successo prima? Cosa accadrà dopo? Questo non possiamo saperlo: l’istantanea è fissa solo su quell’istante. In questo senso, il comportamento è davvero identico a quello di una fotografia: essa cattura un passaggio della nostra vita ma non offre informazioni sul prima e sul dopo.
Giusto per portare un esempio estremo ma possibile: i beni visibili nella Proof of Reserves potrebbero essere semplicemente dei prestiti, acquisiti proprio per superare l’esame.

Esistono ovviamente audit più completi e che mirano anche ad analizzare la provenienza degli asset, così da poter offrire maggiori garanzie. Questi non sono però la norma, vuoi per le tempistiche di realizzazione, vuoi per difficoltà varie o più probabilmente per i costi.

"Dal fallimento di FTX è nata la corsa alle Proof of Reserves, una vera e propria moda del momento"

La situazione dei principali exchange

Diamo uno sguardo ai principali exchange sfruttando le informazioni al momento in nostro possesso.

Per restare aggiornati, abbiamo preparato una Tabella di trasparenza degli exchange, visibile a tutti. Ottima da consultare di tanto in tanto per restare sempre sull’onda.
La tabella contiene tutti i link del caso a documenti, analisi e Proof of Reserves: sfruttala, è al tuo servizio!

Partiamo da OKX. L’exchange garantisce la copertura 1:1 degli asset dei propri clienti, sfruttando una Proof of Reserves con Albero di Merkle a sostegno. Il singolo utente può approfondire e verificare nello specifico la disponibilità dei propri fondi.
I cold wallet della compagnia sono pubblicati, consultabili mediante Nansen.

Stesso discorso per Bybit: asset backed 1:1 con Proof of Reserves. Questa sarà un po’ la costante per tanti altri player che andremo a elencare in questo paragrafo.
Possibilità di verificare la riserva comodamente da questa pagina dedicata. Composizione al momento della scrittura: BTC, ETH, USDT e USDC.

Crypto.com dispone di una propria Proof of Reserves prodotta da Mazars. Segnati questo nome perché ci torneremo in seguito.
Ciò che distingue questo exchange dagli altri è l’aver resistito a una bank run nella prima metà di novembre 2022, frutto soprattutto della vicenda Gate.io e delle voci di possibile insolvenza. I fatti hanno richiesto l’intervento del CEO Kris Marszalek, impegnato a rassicurare la clientela in un AMA dedicato.
Aver superato questa prova non offre garanzie per il futuro ma rappresenta senz’altro un segnale importante.

Bitget non è da meno e propone la medesima soluzione dei competitor, inclusa la granularità per utente. A questo si aggiunge un fondo di protezione di 300 milioni di dollari (cresciuto del 50% rispetto al passato). Cold wallet pubblicati.

Kraken si affida ad Armanino per l’audit e la preparazione della propria Proof of Reserves. Cold wallet al momento non noti.

Interessante il caso di Bitpanda, player che deve sottostare alle leggi austriache. Queste prevedono che i fondi siano di proprietà dell’utente, evitando il ben noto meccanismo deposito –> divento creditore –> se la piattaforma fallisce potrei non vedere più i miei soldi.

Sia KuCoin che Deribit hanno reso noti i propri cold wallet. Il primo ha inoltre provveduto a fornire le proprie PoR, mentre Deribit sta ancora lavorandoci (parrebbero in arrivo).

Diverso il discorso per Coinbase: essendo un’azienda quotata, i bilanci sono visibili a tutti. Non è quindi necessario produrre Proof of Reserves, Albero di Merkle e altre soluzioni simili: la sorveglianza è già piuttosto rigida.
Ovviamente la storia ci insegna che possono sempre esserci dei problemi; la sicurezza totale è impossibile da raggiungere.

The Rock Trading, Young Platform e Conio sono invece aziende italiane che devono rispettare le normative del nostro Paese. Ecco perché i primi due nomi hanno l’obbligo di bilancio e la segregazione dei fondi, mentre Conio garantisce la sicurezza con il sistema multisig 2 su 3: una firma è nostra, una è sui server di Conio e l’altra è mantenuta offline, nel caso dimenticassimo la password, il PIN o la seed phrase.

Nexo, famosa CeFi presente sugli smartphone di molti utenti, già da tempo offre la possibilità di monitorare riserve e debiti della piattaforma secondo un’attestazione giornaliera curata da Armanino.
La nota stonata è che possiamo visualizzare il controvalore degli asset ma non la loro composizione. L’azienda ha però specificato che il proprio token costituisce meno del 10% delle intere riserve.
Di recente, Nexo ha spiegato il modello di business che segue, cercando di illustrare come faccia a essere sostenibile nel tempo.

Chiudiamo la carrellata con BitMEX. Oltre ad aver fornito la Proof of Reserves, è disponibile anche la Proof of Liabilities: l’utente può quindi verificare sia le attività che le passività, ottenendo un quadro più completo e affidabile. Cold wallet disponibili.

Manca qualcuno, vero? Ovviamente è voluto: essendo al centro di voci su presunte difficoltà, parleremo di Binance tra poco.

Disclaimer: quanto riportato deriva da informazioni che si possono trovare in rete, raccolte per pura comodità del lettore. Non vi è alcuna sponsorizzazione dietro quanto scritto; cliccando sui link dei vari exchange si accede all’iscrizione mediante referral, nulla di più.

Binance: difficoltà o false voci?

Binance è a rischio? Oppure si tratta di voci infondate? Riportiamo le informazioni note.

In seguito alla “fuga degli auditors”, di cui parleremo in seguito, l’exchange di Changpeng Zhao ha visto uscire capitali per diversi miliardi di dollari, reggendo senza problemi.

A questa motivazione si sommano poi le accuse del Dipartimento di Giustizia USA di trasmissione di denaro senza licenza, cospirazione per riciclaggio di denaro e violazione di sanzioni penali; supposizioni prontamente riportate dalla testata Reuters.

Per adesso non sono però seguite prove e fatti. Binance ha emesso un comunicato ufficiale in cui difende fermamente la propria realtà e rigetta ogni accusa.

In ogni caso abbiamo imparato a non abbassare mai la guardia, nonostante il nome che ci ritroviamo davanti. Ecco perché l’analisi dei numeri è una delle migliori vie per metterci in condizione di comprendere che cosa potrebbe accadere.

La dashboard di Binance su Nansen è un buon modo per monitorare i cold wallet della piattaforma. Entrate, uscite, valore in tempo reale… c’è tutto quello che serve per ragionare.

Attenzione poi alle notizie, siano esse positive o negative: guai a esaltarsi troppo, così come ad andare in panico inutilmente. Agiamo con criterio e intelligenza.

Non è ovviamente possibile dire “Binance andrà benissimo” così come “Binance fallirà”.
Al momento i dati ci dicono che la situazione è stabile e che i fondi ci sono eccome. Quindi è stata tutta FUD? Forse sì; certamente è così per CZ ma meglio non prendere alla leggera una notizia.

Vale sempre il solito consiglio: nel dubbio, meglio rimuovere i propri fondi dall’exchange e metterli al sicuro su un nostro wallet; dopodiché, quando ci sentiremo più tranquilli, potremo sempre tornare indietro.

Binance: difficoltà o false voci?

Mazars: il dietrofront degli auditor

Mazars è un’azienda francese, tra le principali nel suo settore. Tra i suoi clienti del mondo crypto, impossibile non menzionare due veri e propri colossi: Binance e Crypto.com.

Alcuni giorni fa (metà dicembre 2022), la compagnia ha deciso di sospendere i servizi offerti a diversi exchange. Le motivazioni sono diverse e hanno tutte giocato un ruolo importante in questa mossa.

Prima di tutto, lo scetticismo verso audit e riserve, giudicati da molte voci (anche autorevoli) insufficienti a fornire le giuste garanzie. Ne avevamo parlato non molto tempo fa in una notizia, portando Binance come esempio.

Il fattore più significativo è però l’attenzione che Mazars ha attirato nell’ultimo periodo. In un report dedicato, il Financial Reporting Council giudica la crescita della compagnia troppo rapida; inoltre, si evidenzia come Mazars abbia preso incarichi a rischio elevato, lasciati per strada da altre aziende del settore.

Possiamo quindi ipotizzare che Mazars abbia fatto dietrofront per non mettere a repentaglio il proprio nome. Le dichiarazioni ufficiali sostengono infatti che vi è la preoccupazione riguardo alla percezione dei report da parte del pubblico. Anche perché occorre ricordare che spesso si mettono insieme audit e attestazioni, due servizi in realtà differenti tra loro: l’audit è quello che appunto suggerisce il nome; l’attestazione è invece qualcosa di meno rigido e approfondito.
Insomma, a quanto pare Mazars ha preferito evitare fraintendimenti.

Anche Armanino, dal 2014 nel settore crypto, sembra voler seguire la strada intrapresa da Mazars.

Tra le cause della scelta, da mettere sotto i riflettori le class-action (con annessi procedimenti legali) che coinvolgono la compagnia. Nello specifico, Armanino è ritenuta responsabile di non aver rilevato anomalie nell’audit operato su FTX.US, la divisione americana di FTX. Ecco, sappiamo che dietro le quinte di FTX c’erano meccanismi ignoti anche ai dipendenti, perciò sembra difficile poter attribuire delle colpe ad Armanino.

Possiamo comunque pensare che i molti prestigiosi clienti non crypto abbiano avuto un ruolo non da poco, spingendo la compagnia verso la scelta crypto-free. Trattasi di un’intenzione che dovrebbe portare al graduale scarico della clientela del settore.

Durante una live abbiamo trattato a fondo il tema auditor. La trovi alla fine di questo paragrafo, nel caso volessi approfondire.

Per ora, l’incertezza regna sovrana anche per quanto riguarda gli auditor: ve ne saranno di nuovi? Cambieranno i metodi di analisi? Oppure si troveranno strade alternative? Non ci resta che seguire gli sviluppi.

Ma soprattutto: avrà ragione il CEO di Wave? Speriamo proprio di no.


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