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Stablecoin: criptovalute legate ad altri asset

Le stablecoin provano a rispondere a quesiti quali "può una criptovaluta estranearsi dalla volatilità?" e "come tutelare il potere d'acquisto nel tempo?"

Stablecoin: criptovalute legate ad altri asset

Stablecoin: un'introduzione

Nella volatilità e frenesia dell’universo crypto vi è spazio anche per delle coin che mantengono il proprio valore stabile, ancorato a un altro asset: le stablecoin.

Tradotto “valuta stabile”, questo termine indica un ampio insieme di criptovalute che solo all’apparenza sembrano identiche. Infatti, le varie stablecoin sono dotate di elementi distintivi che le rendono tutt’altro che simili.

Si tratta di asset ampiamente diffusi, irrinunciabili nella composizione di un portafoglio di investimento ragionato.

Tuttavia, la generalizzazione regna sovrana e spesso un investitore non riesce a decidere quale sia la miglior scelta per le sue specifiche esigenze.

In questo approfondimento andremo a definire con chiarezza che cos’è una stablecoin, descrivendone principali tipologie e utilizzi.

In seguito spenderemo qualche riga sulle coin più note, individuandone punti di forza e debolezze.

Al termine dell’articolo ne sapremo di più e potremo muoverci con maggior consapevolezza nella compravendita di questi asset.

Che cos'è una stablecoin

Le stablecoin sono delle criptovalute che mantengono il valore ancorato a quello di un altro asset, dal dollaro all’oro.

Ad esempio, Tether USDT ha il valore peggato (pegged) alla moneta americana, cioè 1 USDT = 1 $.

Per poter riuscire in questa non semplice impresa, le stablecoin sono generalmente collateralizzate (backed) da delle riserve di asset che ne garantiscono il valore.

Citando nuovamente USDT, al momento vi è una capitalizzazione di circa 67 miliardi di dollari.
Da qualche parte nel mondo, l’azienda Tether (proprietaria di USDT) detiene quindi 67 miliardi di dollari a copertura della coin. Vedremo che non è propriamente così ma per adesso limitiamoci ad assimilare questo concetto.

I dollari americani non sono ovviamente l’unico asset impiegato per questo scopo: vediamo le tre tipologie principali di collateralizzazione.

Collateralizzazione delle stablecoin: Fiat, crypto e non-collateralized

Le stablecoin collateralizzate dalle Fiat-currency rappresentano l’opzione maggiormente impiegata.

Tether USDT, prima crypto a valore stabile per capitalizzazione, utilizza questo metodo.
Ciascun USDT vale un dollaro americano; a garanzia, le riserve di dollari di Tether coprono il valore di tutti gli esemplari in circolazione.

Il concetto è semplice: l’azienda è disposta a dare 1 USDT per ciascun dollaro ricevuto, così come l’esatto contrario.

Passiamo ora alle stablecoin backed da altre criptovalute.

In questo caso, non ci sono monete tradizionali a garantire il valore della coin.

Un esempio in questa categoria è DAI, dove il valore è sempre peggato a 1 dollaro americano.
Come collaterale troviamo però un mix di criptovalute come Ethereum, WBTC e stablecoin (fra cui proprio USDT).

Rispetto a quella fiat-collateralized, questa categoria è maggiormente esposta al rischio di volatilità del prezzo. Al tempo stesso però vengono mitigati gli effetti dovuti all’inflazione.

Infine, ecco le coin non collateralizzate.

Non vi è alcun asset depositato. A tutela del valore della coin troviamo invece uno specifico algoritmo.

Salvo l’evidente picco in cui il peg è venuto provvisoriamente a mancare, ecco come dovrebbe presentarsi il grafico di una stablecoin.

Prezzo Tether USDT

Tuttavia, la volatilità può colpire anche questa famiglia di criptovalute, soprattutto quelle non coperte da monete tradizionali.

A garantire sonni più tranquilli ai detentori vi sono comunque dei meccanismi pensati per contenere questo evento.

Prima di proseguire occorre però rispondere a una domanda:

Perché esistono le stablecoin?

Lo sappiamo bene: il mondo delle criptovalute è decisamente turbolento. A giorni di profondo rosso possono seguire pump trionfali, così come è possibile vedere i propri fondi sforbiciati del 15/20% in poche ore.

Da un lato, il bello delle crypto è anche questo: a far da contrappeso agli elevati rischi ci sono opportunità di guadagno introvabili altrove.

Però, nella vita quotidiana questa volatilità rappresenta un problema.

Immaginiamo di vendere un’auto oggi in cambio di alcuni Bitcoin e subire un -10% domani. Se il piano fosse stato di rivenderli a breve, avremmo incassato una perdita importante. Una valuta spendibile tutti i giorni deve garantire un potere di acquisto costante almeno nel medio periodo. Inoltre, un portafoglio ben strutturato non dovrebbe essere composto solo da asset super-volatili: occorre una frazione solida, di cui non dover preoccuparsi.

Le stablecoin risolvono il problema: asset totalmente digitali ma con la sicurezza di un valore fisso. Così facendo si evitano corse indesiderate sull’ottovolante delle criptovalute tradizionali.

È giunto il momento di descrivere più nello specifico qualche applicazione di queste valute.

Utilizzo delle stablecoin: alcuni impieghi

Scopriamo alcune possibilità di utilizzo delle stablecoin.

Partiamo con l’applicazione più semplice: valuta di scambio. Grazie alla garanzia del potere d’acquisto, le stablecoin sono ottime criptovalute per la compravendita di prodotti e servizi. Se in questo momento vendessimo un oggetto a 1000 USDC, tra un mese il valore degli stessi sarà uguale: 1000$.

I crypto-amanti come noi auspicano all’adozione di massa. Offrire delle valute dal valore lineare rappresenta un passo indispensabile verso la meta finale.

Questa considerazione porta a un altro impiego: l’investimento.

Lo sviluppo di un portafoglio bilanciato chiama a gran voce le stablecoin in quanto mitigatrici del rischio.

Grazie a piattaforme CeFi e DeFi è possibile mettere a rendita questi asset. Si possono ottenere guadagni molto interessanti senza doversi preoccupare delle oscillazioni nel prezzo. Così facendo, l’impatto della volatilità delle criptovalute standard sul portafoglio sarà ridimensionato da entrate sicure e a bassissimo rischio. Si possono inoltre abbinare fra loro nei pool di liquidità, beneficiando di ottime reward.

Le stablecoin sono asset perfetti anche nel ruolo di riserve di valuta. Pensiamo a DAI, coin stabile collateralizzata da altre crypto. Nel mix di asset a garanzia del valore troviamo proprio USDT e USDC. Oppure, spostandoci su applicazioni non digitali, un’azienda o istituzione potrebbe voler detenere una certa percentuale delle sue riserve in stablecoin.

Il processo di digitalizzazione del denaro è già in corso e sta accelerando in maniera decisa. Alle banche tradizionali si affacciano realtà che fanno delle criptovalute uno dei propri cavalli di battaglia. La volatilità è ciò che frena maggiormente il cambiamento, benedizione e maledizione al tempo stesso.

Le stablecoin avranno quindi un ruolo sempre più centrale nell’avvicinare anche i più diffidenti a questo mondo, da persone comuni a istituzioni e Stati.

Abbiamo detto di come con il termine “stablecoin” si tenda molto a generalizzare. Le realtà sono invece molto differenti: dalla collateralizzazione alla presenza (o meno) di un’autorità centrale, ciascuna coin ha caratteristiche proprie. Ci si può quindi confondere e ritrovarsi a operare su qualcosa che non conosciamo alla perfezione.

Ecco quindi ciò che serve per risolvere il problema: una carrellata delle principali valute della famiglia.

"Dagli investimenti alle riserve, passando per valute di scambio, le stablecoin possono avere diversi campi di applicazione"

Tether (USDT)

Iniziamo in grande con la stablecoin più capitalizzata, in terza posizione nella classifica di tutte le criptovalute: Tether USDT.

La coin è di proprietà dell’omonima azienda e ha il prezzo peggato al dollaro (1 USDT = 1 dollaro americano).

Il valore è assicurato dal collaterale posseduto da Tether: ciascun USDT è interamente coperto da 1 $ fisico, detenuto presso banche e/o depositi.

Ecco, in realtà l’ultima affermazione non è proprio vera. Infatti, Tether non lascia interamente i fondi fermi ma attua la riserva frazionaria: una fetta minore resta effettivamente in deposito; l’altra parte viene investita in svariati modi. Ciò attira da sempre numerose lamentele, motivate dal fatto che non ci sarebbe sufficiente liquidità disponibile in caso di una maxi vendita improvvisa.
Questa pratica è comunque comune e collaudata anche nel sistema bancario tradizionale. Nulla di nuovo quindi.

Un punto a favore sta nell’ampia diffusione: dalla DeFi agli exchange, passando per la CeFi, USDT è scambiabile pressoché ovunque.

Non mancano però le criticità.

Innanzitutto, USDT è interamente centralizzato: le riserve sono detenute da Tether e gli utenti non hanno voce in capitolo riguardo alle decisioni dell’azienda stessa.
Da un punto di vista puramente cryptomaniac ciò è un problema: non è forse la decentralizzazione uno degli aspetti più affascinanti delle criptovalute?

Tether USDT ha inoltre incassato molte critiche riguardo alla scarsa trasparenza. L’assenza di audit e il continuo spostamento delle proprie sedi denota chiaramente la volontà di sfuggire alle regolamentazioni statali.

Vi sono quindi delle ombre ma nessuna paura: USDT è una realtà solida, su cui fanno affidamento anche i principali exchange. Se quindi da un lato la mancanza di trasparenza è un male, dall’altro ci si può ritenere al sicuro.

Per di più, dall’estate 2022 l’Azienda ha iniziato a cambiare il proprio approccio sul tema, aprendosi sempre più verso l’informazione dell’utente.

Tether (USDT)

USD Coin (USDC)

Tra le prime cinque criptovalute in assoluto, ecco USD Coin.

Questa stablecoin è molto simile a USDT: centralizzata, peggata al dollaro e collateralizzata dallo stesso; anche in questo caso, la riserva frazionaria è protagonista.

Dietro a questa realtà vi è Centre, azienda specializzata nella creazione di coin stabili. Ciò che rende diversa USDC è la trasparenza più assoluta, esatto contrario della “rivale” di cui abbiamo parlato poco fa. L’approccio di Centre è quello della massima apertura: azienda americana, regolamenta tutte le sue creazioni secondo le disposizioni della SEC e le leggi vigenti (molto stringenti). In aggiunta, il codice è open-source, disponibile per chiunque volesse utilizzarlo o semplicemente consultarlo.

Infine, Centre pubblica periodicamente degli audit, svolti da enti esterni, atti a mostrare la disponibilità del collaterale.

Parlando di criticità, seppur trasparente, questa stablecoin è comunque di proprietà di un’azienda, perciò interamente centralizzata. I puristi potrebbero non essere molto felici di questa caratteristica. Inoltre, essendoci dietro una compagnia, USDC è censurabile. Centre può quindi bloccare o limitare alcune operazioni e wallet, di fatto controllando tutto ciò che succede intorno alla coin.

USDC è ampiamente diffusa sia negli exchange che in ambito CeFi. Diventa meno disponibile rispetto a USDT nel mondo DeFi, dipende da ecosistemi e piattaforme.

USD Coin (USDC)

Binance USD (BUSD)

La terza coin della nostra carrellata è Binance USD, creata dall’omonimo exchange in collaborazione con Paxos.

Anch’essa peggata al dollaro e collateralizzata dallo stesso, propone un’importante variazione rispetto a quanto visto finora: la riserva non è frazionaria. Perciò, l’intero collaterale è detenuto su dei conti correnti e immediatamente disponibile.

BUSD è regolamentata dal New York State Department of Financial Services, il che la rende perfettamente riconosciuta e normata.

Sul sito ufficiale della coin viene mensilmente pubblicato un report sugli audit, a garanzia di utenti e investitori.

La criticità principale di BUSD sta nelle limitazioni dovute all’ecosistema: essendo la stablecoin di Binance, al di fuori di questo mondo è meno diffusa e utilizzata.

Binance USD (BUSD)

TrueUSD

Un’altra nota realtà full backed dal dollaro americano è TrueUSD.

Questa valuta si posiziona costantemente tra le prime stablecoin, solitamente dietro a USDT, USDC, Binance USD e DAI.

Disponibile nativamente su numerose blockchain, TUSD è stata lanciata nell’aprile del 2018. Nel corso del tempo sono giunti investimenti da grandi nomi del panorama crypto ed economico, fra cui l’arcinota compagnia Alameda Research.

Salvo qualche leggero scostamento (massimi di 1,08$, minimi a circa 0,98), TrueUSD si è sempre dimostrata come un’alternativa affidabile alle altre coin peggate e coperte dal dollaro americano.

TrueUSD

Terra USD (UST)

A maggio 2022, UST e l’intero ecosistema Terra è letteralmente collassato. Lasciamo questo paragrafo a scopo informativo, così da conoscere quella che era stata la coin algoritmica di riferimento.
Ecco un articolo per saperne di più sulla perdita del peg di UST.

UST è la principale coin stabile dell’ecosistema Terra (LUNA) e differisce molto dalle realtà citate finora, con cui condivide solo il peg al dollaro americano.

Questa stablecoin è della famiglia di quelle algoritmiche; il valore viene quindi mantenuto da del codice sviluppato ad hoc.

Il funzionamento di UST può sembrare complesso ma in realtà non è così: a ogni pezzo coniato, 1 dollaro di LUNA viene bruciato dalla riserva di TerraUSD.
Ovviamente non siamo noi a eliminare i LUNA in questione: è l’algoritmo a svolgere il lavoro in base alle richieste.

Come veniva garantito l’equilibrio del prezzo?

Teniamo sempre presente che UST e LUNA sono profondamente legati e interdipendenti. Quando il valore di UST superava il dollaro, gli holder di LUNA potevano vendere e ottenere in cambio UST. Così facendo l’offerta aumentava e il prezzo scendeva. Il valore di LUNA invece saliva in quanto bruciandoli si andava a diminuire il circolante.

Nel caso contrario, gli UST potevano essere venduti in cambio di LUNA, riportando la stablecoin al suo valore di 1 dollaro. Al tempo stesso, una certa quantità di LUNA veniva comunque bruciata, diminuendone l’offerta a beneficio del valore.

Di fatto, il valore di LUNA cala solo quando si rimuovono dei capitali dall’intero ecosistema Terra.

TerraUSD è una coin decentralizzata e priva di regolamentazioni.

Le stablecoin algoritmiche hanno spesso dimostrato di non essere affidabili. Terra sembrava aver trovato la quadra corretta ma così non è stato. Purtroppo, proprio nel periodo in cui si stavano limando le debolezze del progetto, un insieme di fattori ha causato il fallimento dell’intero ecosistema.

Le stablecoin algoritmiche possono avere futuro? Al momento è difficile da dire e il caso di UST porterebbe a dire “NO!”. Tuttavia, non possiamo escludere che in futuro si svilupperà un sistema davvero a prova di terremoto, così da poter evitare altri avvenimenti come quelli legati alla blockchain Terra.

Terra USD (UST)

USDD di Tron DAO

Da un’algoritmica fallita a una giovanissima e che per ora tiene botta: USDD, la stablecoin della Tron DAO.

Questa valuta stabile funziona in maniera molto simile a Terra UST. Basta infatti sostituire LUNA con TRX, la coin nativa dell’ecosistema Tron.

L’arbitraggio è il cuore di tutto il sistema e dovrebbe garantire la tenuta del peg. Purtroppo sappiamo bene che questo può non accadere; viene quindi da chiedersi se valga la pena rischiare e utilizzare USDD.

Nessuno può conoscere il futuro, altrimenti saremmo già da tempo su qualche isola caraibica a goderci i profitti. Possiamo però ragionare e fare delle valutazioni basate sulle nostre caratteristiche.

Le stablecoin algoritmiche hanno dimostrato di essere rischiose e potenzialmente distruttive per i capitali delle persone. Il crollo di UST ha lasciato delle ferite che stentano a cicatrizzarsi.

Perciò, dipende tutto dalla propensione al rischio di ognuno di noi.

Consapevoli delle criticità del modello stesso, le persone dietro a Tron stanno prendendo in esame varie possibilità per evitare un evento come quello che travolse UST.

Tra le idee è piuttosto concreta la possibilità di diversificare la copertura di USDD, includendo una sostanziosa quota di asset poco volatili e quindi a basso rischio.

USDD di Tron DAO

MakerDAO (DAI)

DAI è la stablecoin della celebre piattaforma MakerDAO, nativa della chain Ethereum.

Come per tutte le valute esplorate finora, il peg è sul dollaro americano: 1 DAI = 1 $.

DAI è una stablecoin totalmente decentralizzata, dove le persone mantengono il controllo dei propri asset.

Il valore viene garantito dalla sovracollateralizzazione in altre criptovalute. Perciò, se USDT possiede dei dollari reali a copertura, DAI si fa coprire le spalle da coin come Ether.

Per ottenere dei DAI sulla piattaforma madre, MakerDAO, dovremo depositare uno o più asset crypto in misura maggiore rispetto a quanto richiesto.
Ad esempio, fornendo 1000$ in ETH, potremo al massimo prendere 750/800 DAI (dipende). In questo modo, il protocollo si prende un margine di sicurezza in caso di crolli improvvisi del collaterale.
Il tutto viene completato da meccanismi di liquidazione che chiudono le posizioni degli utenti al raggiungimento di una certa soglia.

DAI è inoltre acquistabile su altre piattaforme e spendibile come una normale valuta.

L’importante successo ottenuto ha portato questa stablecoin nelle posizioni alte nella classifica della capitalizzazione.

Il progetto è ben riuscito e perfettamente in linea con il pensiero dei crypto-irriducibili.

MakerDAO (DAI)

PAX Dollar

Veniamo alla gemella di Binance USD.

Paxos è infatti l’azienda con cui Binance ha collaborato nella creazione della sua stablecoin.

PAX Dollar è una valuta quasi identica: peggata al dollaro, collateralizzata dallo stesso e con la riserva interamente disponibile. Come per BUSD, vi è una completa regolarizzazione da parte del New York State Department of Financial Services.

L’azienda pubblica regolarmente gli audit che certificano la solidità della situazione. L’obiettivo dichiarato è quello di stabilizzare il dollaro con la blockchain, consentendo a chiunque di scambiare PAX Dollar con USD.

Quanto alla disponibilità, dipende: grandi exchange come Crypto.com o CeFi tipo Nexo lo includono; nel complesso è però leggermente più difficile da muovere e investire.

PAX Dollar

PAX Gold

Al contrario di quelle viste finora, PAX Gold è peggata a un bene rifugio molto ambito: l’oro

Non solo: anche la collateralizzazione viene fatta mediante l’utilizzo di questo prezioso metallo.

In tempi difficili, le stablecoin rappresentano un valido riparo: acquistandole ci si copre dalle forti fluttuazioni di prezzo, continuando però a generare rendita tramite lending e pool di liquidità. Alcuni però potrebbero voler optare sul bene rifugio per eccellenza, per l’appunto l’oro.

Come poter investire su questo metallo senza però uscire dal mondo delle criptovalute? PAX Gold è la risposta.

Il grande vantaggio sta nella possibilità di acquistare anche piccole somme, cosa non possibile tramite i canali tradizionali o il bene fisico. Lo svantaggio principale sta nell’esposizione all’oro: coprendoci tramite una stablecoin non rischiamo di subire variazioni nel prezzo.
Optando per PAX Gold, quindi per l’oro, siamo invece soggetti ai suoi cambiamenti di valore.

È una realtà molto interessante, riconosciuta e regolamentata.

PAX Gold

Celo Euro

Chiudiamo in bellezza con Celo Euro, la stablecoin peggata all’Euro della blockchain Celo.

Questo network condivide varie caratteristica con ciò che era Terra Classic. Infatti, le stablecoin occupano una posizione centrale nel progetto e mirano a diffondersi sempre più.

La volontà del team traspare anche dalla struttura dell’ecosistema stesso; troviamo ad esempio Valora, applicazione dedicata allo scambio di moneta tra persone.

La similitudine con Terra non deve però preoccuparci: Celo Euro, così come la “sorella” Celo Dollar, sono certamente più sicure grazie alla sovracollateralizzazione che le caratterizza.

A garanzia del valore troviamo infatti un mix di crypto più o meno volatili, continuamente modificato in base all’andamento del mercato.

Al sito celoreserve.org è possibile dare un’occhiata ai capitali in qualsiasi momento. Al momento della scrittura, gli asset che compongono la riserva sono ripartiti secondo queste percentuali:

  • 46,92% in CELO
  • 6,11% in bitcoin
  • 6,82% in Ethereum
  • 21,55% in DAI
  • 18,47% in USDC
  • 0,14% in cMCO2

Il rapporto tra coin e riserve è di 2,38.

Non vogliamo però sostenere che non ci siano rischi: seguiamo l’andamento e interveniamo in caso di segnali pericolosi.

Celo Euro

Stablecoin: quale scegliere

Dopo questa carrellata e prima di salutarci resta una domanda: qual è la stablecoin migliore?

Beh, non vi è una risposta definitiva, tutto dipende da ciò che vogliamo fare.

Se il nostro desiderio è quello di detenere a lungo questo asset, magari investendolo su piattaforme CeFi o exchange, le migliori scelte sono USDC, PAX Dollar e BUSD.
Più in generale, al di fuori di queste tre, dovremmo cercare di possedere stablecoin trasparenti e regolamentate: solo così saremo tutelati al 100%.

L’operatività in trading o la compravendita sugli exchange richiede quasi d’obbligo l’utilizzo di USDT: gli accoppiamenti, soprattutto nel trading, prevedono spesso questa coin.

Spostandoci sulla DeFi sceglieremo invece realtà come DAI. Ovviamente in questo ambiente aumentano i rischi: accertiamoci quindi di averli compresi e selezioniamo le stablecoin che comunque vadano a ridurli il più possibile.

Abbiamo descritto UST. A oggi, la sfiducia sulle stablecoin algoritmiche è giustamente diffusa.

Non è mancata una stablecoin legata all’Euro, importante per chi come noi lo utilizza quotidianamente.

Infine, abbiamo visto come PAX Gold ci consenta di acquisire il più noto bene rifugio senza operare sui mercati tradizionali. Il tutto con le garanzie offerte dal duo regolamentazione-trasparenza.

In un mondo che va sempre più verso una finanza digitale e basata sulla blockchain, le stablecoin hanno l’onere di fungere da ponte. Infatti, eliminando la volatilità, anche i più diffidenti si avvicineranno pian piano al nostro mondo.

Non mancano comunque progetti falliti e pericoli. Restiamo sempre aggiornati anche quando si parla di stablecoin, senza mai dare nulla per scontato.

Per quanto dietro vi siano algoritmi e/o riserve, una valuta stabile può comunque perdere il peg e subire volatilità nel prezzo. Dobbiamo quindi optare per la soluzione migliore in base alle nostre esigenze.

Ci salutiamo con questo video dedicato a sicurezza e stablecoin. Buona visione!


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