Tasse crypto: vendere tutto al 31/12 per pagare meno tasse?
Con l'aliquota sulle plusvalenze in crescita dal 26% al 33%, ha senso vendere al 31/12 per pagare meno tasse? Ecco un esempio concreto
Indice
Se vendo il 31/12 pago meno tasse?
Quale modo migliore di finire un 2025 ricco di novità se non affrontare l’incremento dell’aliquota sulle plusvalenze crypto dal 26% al 33%?
Un tema caldo che ci portiamo dietro dal 2024 ma oggi, è prossimo a divenire realtà. Giudizi ed interpretazioni a parte, nelle prossime settimane ci troverete ovunque a trattare del tema, proviamo a rispondere ad una semplice domanda:
Se vendo il 31 dicembre 2025 per poi acquistare successivamente i miei asset al primo gennaio 2026, pago meno tasse?
Sulla carta, ovviamente si, ma proviamo a rispondere con un paio di esempi specifici, numeri alla mano, per rispondere a questa domanda: questa operazione può essere realmente conveniente?
Faremo due esempi. In entrambi, avremo un prezzo di carico di $10.000 dollari per un bitcoin (ragioniamo in dollari per praticità, ogni valore potrà esser rapportato ad un corrispettivo in euro). Simuliamo quindi, per praticità, una vendita al prezzo attuale, pari ad $88.000 dollari. In un esempio pagheremo le tasse con una parte dei nostri bitcoin venduti mentre, nell’altro, utilizzeremo liquidità extra per pagare le tasse. Al fine di avere tutti i calcoli necessari, ipotizzeremo un prezzo futuro di BTC a $500.000, così da avere un valore sul quale effettuare le nostre simulazioni.
Ora, non ci resta che partire.
Ipotesi 1: paghiamo le imposte con le plusvalenze
Abbiamo comprato 1 bitcoin per $10.000 dollari (complimenti) e ad oggi ancora lo custodiamo, ma vogliamo venderlo al 31/12.
Con la vendita a $88.000 dollari, avrò accumulato una plusvalenza netta di $78.000 dollari sulla quale pagare le imposte. In questo caso, le mie imposte ammontano a $20.280 dollari. Sottraendo quindi questo valore, che accantonerò per pagare le imposte, il primo gennaio non andrò ad acquistare 1 BTC, bensì circa 0.77 BTC.
Ora, per arrivare al dunque. Ci svegliamo nel dicembre del 2030 e, come per magia, il prezzo di bitcoin è schizzato a $500.000 dollari.
A questo punto, il nostro prezzo medio di carico per 0.77 BTC è di $88.000 dollari. Il valore dei nostri BTC ammonta a $385.000 dollari, rendendo, di fatto, la nostra plusvalenza equivalente a $298.000 dollari. Applicando un’aliquota del 33%, il nostro valore di imposte ammonta a $127.050 dollari, ed il nostro GUADAGNO NETTO, ammonta a $254.100 dollari. Bel colpo.
Se non avessi venduto? A questo punto, calcoliamo.
Possediamo ancora 1 BTC, ad un prezzo di carico di $10.000 dollari. Liquidiamo la nostra posizione, incassando $500.000 dollari, garantendoci un profitto di $490.000 dollari. Le nostre imposte ammontano quindi a $161.700 dollari ed il nostro GUADAGNO NETTO ammonta a $323.400 dollari, ottenendo una differenza positiva di ben $69.300 dollari.
In sintesi, se l’aspettativa è quella di un mercato rialzista nel lungo periodo, questa operazione è SCONVENIENTE per l’utente.
Se hai bisogno di supporto nel processo di dichiarazione e calcolo delle plusvalenze, affidati a Ta.tax. Il nostro software ti aiuterà fornendoti i modelli necessari per le tue dichiarazioni e per il calcolo delle tue imposte.
Ipotesi 2: paghiamo le imposte con liquidità extra
In questo esempio, il nostro obiettivo è di mantenere l’esposizione ad un’intera unità di BTC.
Per farlo quindi, a seguito della cessione al 31/12, non utilizziamo capitale legato alla vendita per pagare le imposte, bensì aggiungiamo $20.280 dollari, pari al valore delle imposte da pagare, dalle nostre tasche.
A questo punto, il nostro costo totale per un BTC, al netto delle imposte, è di $30.280 dollari ed il nostro prezzo medio di carico, ammonta a $88.000 dollari.
In questo caso, quindi, cambia il ragionamento. Le imposte che andremo a pagare da quel momento in poi, saranno le medesime. Dobbiamo quindi calcolare, la differenza tra un imposizione del 26% e del 33% rispetto al calcolo appena effettuato.
Calcolando il 33% su $78.000 dollari, l’imposta sarebbe di $25.740 dollari, $5.460 dollari in più rispetto alla cessione con il 26%.
Ora, la domanda rimane la medesima. Supponendo un investimento a lungo termine, considerando dai 5 anni in su, ha senso impegnare $20.280 dollari oggi di imposte, per risparmiare $5.460 dollari? Se l’opzione è mantenere i soldi sul conto corrente ad erodere con l’inflazione, a quel punto SI, può aver senso questa operazione.
Tuttavia, parliamo di una differenza su questo capitale pari al 26%. Con un orizzonte a 5 anni, investire questi $20.280 in altri strumenti capaci di rendere più del 5.2% annuo NETTO, sarebbe più profittevole. Se estendiamo questo periodo a 10 anni, basta limitarsi ad un $2.6% annuo NETTO per avere una maggiore efficienza sul capitale.
In conclusione, una considerazione. Ovviamente, ogni situazione è differente e specifica e le risposte possono essere le più disparate in base alla situazione personale. Con questo esempio, tuttavia, abbiamo voluto portare alla luce, con numeri alla mano, la risposta ad una domanda che, da settimane, è al centro dei dibattiti social.
Grazie per la lettura, ad ognuno la propria strategia.
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