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Google e Meta: giganti a rischio?

Due colossi onnipresenti nei portafogli di rischio della maggior parte degli investitori: Google e Meta. Queste stock potrebbero sperimentare un crollo?

Google e Meta: giganti a rischio?

AI, Google e Meta

Google e Meta sono dei giganti a rischio? Le paure sul settore AI avanzano e le società maggiormente coinvolte in questa rivoluzione potrebbero avere qualche problema in vista.

Non sono gli unici nomi nella lista degli indiziati: da Oracle a NVIDIA, passando per Microsoft, diversi colossi guardano agli sviluppi dell’intelligenza artificiale e ai timori del mercato, che finora ha spinto di continuo sull’acceleratore.

Di recente abbiamo ci siamo chiesti perché le azioni continuano a salire e, in seguito, se il mercato stock può crollare. Oggi analizziamo due big tecnologiche e capiamo che problemi potrebbero incontrare nel cammino che si trovano di fronte.

Perché l'IA può mettere in crisi i colossi?

L’intelligenza artificiale è senza dubbio una delle rivoluzioni più importanti nella nostra storia. Può collocarsi tranquillamente allo stesso tavolo delle rivoluzioni industriali e dell’avvento di internet.

Assieme a tante nuove opportunità arrivano però anche i potenziali problemi. Mettendo da parte le teorie più fantascientifiche, stiamo già osservando un impatto sempre più marcato sull’occupazione. L’intelligenza artificiale, se ben programmata, può infatti sostituire diverse figure professionali; più andremo avanti più sarà brava e capace di prendere il posto di altri impieghi. Vi è quindi la giusta preoccupazione che possano letteralmente saltare per aria tantissimi posti di lavoro.

Questo trend, dicevamo poco sopra, si è già avviato. Molte società, tra cui anche le big, stanno eliminando dei lavoratori e lavoratrici, dopo averli sostituiti con successo sfruttando delle IA addestrate appositamente per date mansioni. L’IA è sempre più brava a svolgere lavori IT, tra cui:

  • Programmazione
  • Grafica e Web design
  • Debugging
  • Analisi di dati e calcolo
  • Tanto altro ancora

Tuttavia, può dire la sua in una moltitudine di campi che facciamo fatica a immaginare.

Da un lato, le preoccupazioni sono giustificate. Dall’altro, diversi studiosi ricordano che anche con l’avvento di internet, dei motori a combustione, della ferrovia (e via dicendo) c’era grande sconforto. Però, la storia ci ha insegnato che sì, dei lavori sono andati persi, ma ne sono nati altri che prima neppure esistevano. Confidiamo quindi che ancora una volta sapremo evolverci in questa direzione.

Fatta questa breve parentesi sull’intelligenza artificiale, utile per inquadrare lo scenario, passiamo ora alla domanda importante: perché i colossi potrebbero andare in difficoltà? Diamo uno sguardo al grafico che segue, per poi riprendere il discorso.

Grafico modelli AI

Grafico sulle relazioni tra IA, data center, chipmaker e piattaforme cloud. Fonte Moody’s Analytics

Il settore AI è strettamente collegato ai produttori di chip (come NVIDIA), ai data center e alle piattaforme cloud. Quindi, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale non è solo la tecnologia di per sé, ma anche tutti gli adeguamenti tecnologici e infrastrutturali che servono per sostenerla.

Big come Google, Meta, Amazon e Oracle stanno investendo parecchio per potenziare le loro strutture. Il che tra l’altro chiama in causa anche l’esigenza di approvigionamento energetico superiore, ma questa è parzialmente un’altra storia.

Gli investimenti diretti e indiretti nell’IA sono ai massimi storici. Basti pensare che nei soli Stati Uniti, i data center superano in numero quelli del resto del mondo.

Le big stanno diventando sempre più creative nella ricerca di capitali per finanziarsi senza ricorrere all’indebitamento. Ci sono di mezzo fondi privati, ma anche operazioni di finanziamenti circolari tra loro. Tradotto: vi è maggiore opacità e interconnessione; se dovesse succedere qualcosa, il rischio sistemico è superiore in queste condizioni.

Aggiungiamo poi al mix che l’IA in borsa è ufficialmente una bolla, lo dicono i dati (leggi il report di Moody’s linkato sopra, lungo ma interessantissimo). Ovviamente, le stock legate in qualche modo all’IA sono presenti ampiamente nei portafogli degli investitori, persino quelli relativi ai fondi 401(k) americani. Potrebbero perciò finirci di mezzo molte, molte persone in caso di crollo.

L’intelligenza artificiale ha un potenziale enorme e sta già modificando le nostre vite. Tuttavia, la finanza sta esagerando e potrebbe uscirne una situazione molto delicata se la bolla dovesse esplodere. Si innescherebbe un effetto domino deleterio non solo per gli investitori, ma anche per l’economia in generale.

Google e Meta in affanno?

Passiamo ai grafici TradingView e capiamo dove si trovano Google e Meta. Abbiamo selezionato questi due colossi in particolare per le strutture che andremo a osservare. In ogni caso, un’analisi di altri nomi di peso come Amazon potrebbe rivelarsi altrettanto interessante.

GOOGL Nasdaq grafico 2026

Il grafico Google è il primo che prendiamo in analisi. L’arco temporale è di circa sei anni, ma a noi interessa soprattutto la parte che abbiamo evidenziato (poco meno dell’ultimo anno).

Cosa notiamo a colpo d’occhio? Se dovessimo rappresentare graficamente il concetto di “iperestensione”, potremmo valutare proprio questa immagine. GOOGL è passata dai 141 dollari della scorsa primavera agli attuali 309. Il picco (chiaramente All-Time High) è andato persino ad accarezzare i 350$ all’esemplare.

Se prendessimo in considerazione le valutazioni minime del 2020 saremmo al di sotto dei 60 dollari per azione.

Potremmo tirare fuori vari indicatori per ampliare le valutazioni, ma il succo non cambierebbe: le azioni Google sono cresciute a dismisura e non è sostenibile proseguire su questa strada ancora a lungo. Il mercato poi può sempre stupirci, non abbiamo la sfera di cristallo e non siamo infallibili, ma una cosa è certa: chi sta valutando di entrare ora (perché sicuramente qualcuno di interessato c’è) si assumerebbe un rischio enorme.

META Nasdaq grafico 2026

Quanto a Meta, ex Facebook, la storia cambia un po’. Il grafico parte dal 2022, con i minimi di novembre a circa 90$. Oggi siamo a ben 646$, con massimi storici sui 780/790 dollari ad azione.

La crescita è stata estrema e anche in questo caso un acquisto sarebbe molto rischioso. Ciò che cambia a livello grafico è l’andamento: se Google arriva da una fase di spinta super, Meta ha schiacciato meno sul gas negli ultimi 7/8 mesi. Poi, numeri alla mano si registrano comunque ottime performance nelle fasi di salita, ma possiamo dire che il movimento è chiuso in un ampio range.

Quindi, Google e Meta sono a rischio? Diciamo che un po’ tutti i colossi tech lo sono per diversi motivi:

  • Crescita estrema dal COVID in avanti.
  • Finanziamenti un po’ opachi e maggiore interconnessione tra loro.
  • Soprattutto, maggior presenza in ambito IA (diretta e/o indiretta), in una fase in cui la bolla è sotto gli occhi di tutti.

Precisiamo che Google e Meta non rischiano di certo il fallimento. Il pericolo è che le stock possano accusare un eventuale colpo e finire in una fase discendente che intaccherebbe i fondi degli investitori. Stiamo quindi in guardia e pianifichiamo il da farsi.

Quanto ai discorsi più ampi, se la bolla dovesse effettivamente scoppiare, le borse potrebbero perdere terreno. Ci sarebbero poi effetti negativi collegati, tra cui quelli sull’economia, ma evitiamo catastrofismi: una cosa alla volta, per ora stiamo con le antenne ben puntate e non facciamoci prendere alla sprovvista.


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