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Hedging: risk management avanzato

Di Gabriele Brambilla

Non esiste una strategia di investimento completa senza chiamare in causa l'hedging, cioè la copertura delle posizioni dalle variazioni indesiderate di prezzo

Hedging: risk management avanzato

Coprirsi dalle oscillazioni dei prezzi

Ogni investimento comporta un certo grado di rischio, ma esistono delle strategie che permettono di ridurne alcuni; per coprirsi dalle variazioni di prezzo, l’hedging è ciò che fa al caso nostro.

Il denaro può essere messo a lavorare in vari modi e seguendo differenti tattiche. La modalità più comune è acquistare basso e confidare in una crescita futura, assistendo passivi a eventuali movimenti contrari, magari utilizzando uno stop loss per tutelarsi. Tuttavia, in questo modo si possono perdere delle occasioni: se l’asset dovesse riprendersi, e la posizione in precedenza si fosse chiusa, andremmo a subire una perdita. Per ripararsi da questo e altri scenari, ecco arrivare in nostro soccorso l’hedging.

Questa modalità operativa è complessa e chiama in causa strumenti di investimento altrettanto complicati, non adatti a tutti. In questo approfondimento capiremo che cos’è l’hedging, come farlo e, soprattutto, come valutare se effettivamente può fare al caso nostro.

Cosa vuol dire fare hedging?

Se traduciamo il termine hedging in italiano, ecco che otterremo copertura, esattamente ciò che andiamo a fare con questa operazione.

Ma che cos’è l’hedging? Innanzitutto, si tratta di una strategia di risk management avanzata. Essa consiste nell’operare acquisti o vendite su un determinato investimento con un unico obiettivo: ridurre il rischio di perdita di una posizione preesistente sullo stesso asset. Ad esempio, se avessimo nel nostro portafoglio delle azioni Apple, la strategia si svilupperà in modo da diminuire i rischi derivanti da perdite di questo titolo.

Per capirci meglio: l’hedging entra in scena quando siamo posizionati su un asset e intendiamo restarci, magari perché ci aspettiamo un aumento di valore in futuro. Però, nel breve periodo potrebbero esserci delle oscillazioni negative del prezzo che porterebbero a delle perdite che vorremmo evitare. Una strategia di hedging ben strutturata potrebbe limitare il problema e offrirci un’assicurazione in caso di eventi avversi. Ad esempio, una posizione short sul medesimo asset andrebbe a controbilanciare la perdita di valore del portafoglio long.

Attenzione però, perché l’hedging non è una modalità operativa comune per l’investitore medio. Se esperti, banche e fondi ne fanno un uso ricorrente, non vale la stessa cosa per le persone che investono in autonomia i propri risparmi.
L’hedging richiede infatti di maneggiare strumenti di investimento complessi come i futures e le opzioni, entrambi parte della grande famiglia dei derivati. Non tutti sono in grado di comprendere costi e pericoli che si celano dietro a questi prodotti, il che li rende piuttosto complessi.

Cosa vuol dire fare hedging?

Hedging: perché farlo

Come abbiamo detto, la motivazione principale è la copertura dalle variazioni di prezzo indesiderate. Però, c’è di più.

Innanzitutto, strettamente collegata all’affermazione precedente, vi è la volontà di mitigare i rischi derivanti da posizioni molto pesanti (e magari concentrate) su uno specifico asset.

Tornando all’esempio di Apple, se il nostro portafoglio fosse composto in buona parte dalle azioni della compagnia, l’hedging ci aiuterebbe a ripararci da eventi avversi che vanno oltre i normali saliscendi del mercato.

Troviamo poi un altro caso in cui l’hedging dà il meglio di sé: le tasse.

Restando in ambito azionario, ogni operazione di vendita genera un evento tassabile (purché ci siano delle plusvalenze); in ogni caso, vi è rilevanza fiscale. Vendere un asset potrebbe risultare sconveniente in alcune circostanze, quindi come fare? Ormai l’abbiamo capito: basta aprire una posizione di hedging, così da mantenere l’asset nel portafoglio ed evitare di dar vita a eventi fiscalmente rilevanti.

Non si tratta di evasione, sia chiaro, perché è tutto assolutamente legale; quando un giorno liquideremo una determinata posizione, dovremo farci carico di tutti gli obblighi fiscali, senza sconti né giochetti.

A proposito di fisco: ecco tutto ciò che devi sapere sulla tassazione crypto in Italia.

Quando fare hedging: cosa considerare

Abbiamo capito in che cosa consiste questa strategia, scoprendone gli innegabili vantaggi che porta con sé. Tuttavia, ci sono diversi punti da considerare prima di metterla in atto, perché non è detto che si tratti di una soluzione adatta alle nostre esigenze e caratteristiche.

Partiamo dai costi, perché alla fine è sempre il denaro a decidere. Aprire una posizione di hedging implica dei costi, siano essi operativi, di gestione e via dicendo. Dobbiamo essere consapevoli di tutte le commissioni e gli interessi, delle eventuali penali e delle scadenze. Solo con una visione chiara su questi elementi potremo stabilire se effettivamente varrà la pena coprirsi.

Legata ai costi vi è l’entità della posizione aperta. Se avessimo un portafoglio dal valore molto contenuto, potrebbe non avere senso fare hedging. Torniamo un po’ sul discorso dell’hardware wallet Ledger: un Nano S Plus costa 80€ e non varrebbe la pena acquistarlo per detenere poche centinaia di euro di criptovalute.

Occhio anche all’adeguatezza. Poniamo di aver costruito un portafoglio di investimento con asset che intendiamo mantenere per anni. Tutelarsi dalle variazioni negative di valore nel breve e medio periodo non avrebbe molto senso e comporterebbe solo dei costi extra. Riflettiamo quindi sull’effettiva utilità dell’hedging nel contesto più ampio della nostra strategia di investimento. Chiaramente, svolgiamo un’attenta analisi fondamentale per essere certi del valore intrinseco dell’asset in questione e dormire sonni tranquilli durante le fasi ribassiste.

Massima attenzione anche alla complessità. Qui entriamo in territorio caldo: molte persone aprono posizioni di hedging senza conoscere a fondo gli strumenti coinvolti. Maneggiare le opzioni non è per tutti, così come i futures non sono adatti a un pubblico di investitori normali. Ok volersi coprire, ma prima servono conoscenze ed esperienza, pena il rischio di farsi molto male.

"Complessità, adeguatezza, posizioni aperte e costi: ecco alcuni aspetti da considerare"

Gli strumenti a disposizione

Chi volesse fare hedging può contare su diversi prodotti che si prestano bene a questo scopo.

Il mondo dei derivati è la casa delle strategie complesse, incluse quelle di copertura.

Le opzioni sono probabilmente lo strumento migliore su cui si può fare affidamento. Esse danno diritto a comprare o vendere un determinato asset a/entro una certa scadenza, con prezzo fissato. In questo modo, ci si può coprire efficacemente.

Esistono opzioni su materie prime, singole azioni, indici azionari e molto altro ancora. Il mercato è molto attivo e ricco di investitori che utilizzano questi strumenti quotidianamente.

Anche i futures sono perfetti per lo scopo; tuttavia, proprio per il fatto che abbiano prezzi ben definiti, le opzioni sono il più delle volte preferibili.

Come abbiamo scritto più volte, attenzione alla complessità di questi strumenti, ai costi e ai pericoli. Il rischio è quello di prenderli alla leggera, avviare una strategia di hedging e poi, a conti fatti, rimetterci più denaro di quello che abbiamo tutelato.


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