Ethereum può fallire?
Una domanda a bruciapelo: Ethereum può fallire? Teoricamente sì, ma i punti di forza superano quelli critici: ecco cosa devi sapere
Ethereum sotto la lente
Ethereum può fallire? Non lo nascondiamo: sì, una remota probabilità c’è. Esistono infatti dei fattori che potrebbero portare al declino di questa blockchain e della relativa criptovaluta, anche se appunto si tratta di probabilità minime.
Se ci pensiamo, qualsiasi progetto rischia di fallire, dalla società più strutturata a una nuova idea imprendiatoriale. Tuttavia, bisogna pesare punti di forza e debolezze, cercando di capire da che parte pende l’ago della bilancia.
Vediamo quindi perché Ethereum può fallire, ma anche perché si tratta di un evento poco probabile.
Pro e contro di Ethereum
Dalla sua parte, Ethereum ha diversi punti di forza.
Si comincia dall’essere una tecnologia d’avanguardia, come in modo più generale è qualsiasi blockchain. La struttura a catena di blocchi esiste ormai da parecchi anni (con Bitcoin abbiamo superato i 15), ma ancora oggi resta un’innovazione.
Nel tempo, questa tecnologia si è diffusa sempre più in tantissimi campi. Tuttavia, l’adozione di massa è in corso e ci sono ampi margini di miglioramento in termini di casi d’uso e utilizzatori.
Essendo una delle realtà principali della nostra industria, Ethereum ha un grande vantaggio e possibilità di crescita. L’ecosistema è poi ricchissimo: tutte (o quasi) le innovazioni partono da qui e le principali piattaforme restano di casa su questo network. In ogni caso, i competitor non sono rimasti a guardare e guai a sedersi sugli allori.
Altro punto a favore sono i continui sviluppi. Questa blockchain è nata con dei limiti di scalabilità piuttosto pesanti; nel tempo si sono cercate soluzioni per limare il problema, ad esempio con l’introduzione dei layer-2 (vedi Arbitrum e Optimism).
Non solo: il team ha messo in campo soluzioni di peso come il passaggio dall’algoritmo di consenso Proof-of-Work (sicuro ma limitante) al Proof-of-Stake (comunque sicuro, ma orientato alle performance). Di sicuro, l’atteggiamento non è stato passivo, salvo qualche periodo di stallo che non è piaciuto alla community.
Altro grande punto di forza è poi la presenza di integrazioni con la finanza tradizionale. L’abbiamo sempre sostenuto: devono esserci dei ponti che connettono il mondo crypto con quello TradFi ed Ethereum, assieme ad altri nomi, sta facendo anche questo. La presenza di ETF spot e non su ETH è solo la punta dell’iceberg e la tendenza porta a un intreccio sempre più solido dei due comparti.
Ora guardiamo i motivi per cui Ethereum potrebbe fallire. Si tratta di possibilità remote e possiamo vederli più come dei contro, ma restano comunque da considerare.
Il primo è che si tratta di un solo progetto in mezzo a tanti altri: può succedere di tutto nel tempo, non abbiamo alcuna certezza. Certo, il fatto che Ethereum abbia ormai parecchi anni di anzianità alle spalle, resistendo anche a momenti difficili e stress test, gioca a favore della struttura. Però, una possibilità che qualcosa vada storto c’è sempre tra competitor agguerriti, regolamentazioni e problematiche tecniche.
Focalizzandoci sulla coin ETH, essa resta piuttosto volatile come di norma per le criptovalute. L’asset class in questione è ancora relativamente giovane e i capitali reagiscono agli stimoli in modo amplificato rispetto a quanto accade altrove. La rischiosità superiore allontana numerose persone.
Infine, occorrono i numeri di utilizzo. Un progetto blockchain è effettivamente valido solo se lavora; possiamo avere tra le mani un’idea super innovativa, ma se non produce numeri resta sarà un fallimento. La sfida di Ethereum è reggere contro la concorrenza e mantenere numeri solidi nel corso del tempo. Con i punti a favore che abbiamo elencato non dovrebbe essere un problema raggiungere questo obiettivo, ma le insidie sono sempre dietro l’angolo e la guardia non va mai abbassata.
Meglio Ethereum o Bitcoin?
C’è una domanda che di tanto in tanto fa la sua comparsa: è meglio Ethereum o Bitcoin? Ebbene, non è possibile rispondere in quanto si tratta di progetti profondamente diversi, ecco qualche spunto fondamentale.
Innanzitutto, a livello tecnico si tratta di due soluzioni blockchain che non c’entrano nulla tra di loro. Bitcoin resta fedele all’algoritmo PoW e al mining, mentre Ethereum è già da anni sull’algoritmo PoS e lo staking. Le performance di Ethereum superano quelle di Bitcoin, ma gli utilizzi dei due network sono altrettanto differenti, quindi non ha molto senso metterle a confronto.
In ogni caso, Ethereum è più versatile e ospita smart contract, DeFi e un ecosistema ricco e in espansione. Anche Bitcoin ha un ecosistema in crescita, ma sono sicurezza e decentralizzazione a essere centrali.
Quanto alle relative criptovalute, Ether ha ampio utilizzo come gas fee sulla chain e sui layer-2, per lo staking e anche per investimenti e operatività varie. Si tratta di un’ottima scelta per operare nel mondo della finanza decentralizzata.
D’altra parte, bitcoin ha maggior stabilità, è scarsa e ha un’inflazione che ogni 4 anni si dimezza (ma già ora è ridottissima). Di conseguenza, BTC è la riserva di valore perfetta e sempre più persone, società e istituzioni scelgono di includerla nel proprio portafoglio.
Quindi, meglio Ethereum o Bitcoin? Se la tolleranza al rischio e gli obiettivi sono concordi, meglio entrambe: con ETH ed Ethereum avremo a disposizione un asset e un network pensati per investire, tokenizzare e sviluppare applicazioni; con BTC e Bitcoin potremo contare su un’infrastruttura solidissima e un asset di valore assoluto.