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Layer 0, layer 1 e layer 2: che cosa sono?

Qual è la differenza tra Polkadot, Ethereum e Arbitrum? In questo articolo andremo a scoprire cosa cambia tra layer 0, layer 1 e layer 2

Layer 0, layer 1 e layer 2: che cosa sono?

Blockchain layer 0, layer 1 e layer 2: una breve introduzione

Layer 0, layer 1 e layer 2: in questo approfondimento parleremo di architettura della blockchain.

Operando nel mondo delle criptovalute si utilizzano in continuazione diverse tipologie di strutture, ciascuna con proprie peculiarità, punti di forza ed eventuali debolezze.

Capire la differenza tra i vari layer è fondamentale per riuscire a ragionare in modo più completo sul potenziale di una determinata realtà. Così facendo, si è in grado di individuare coin ed ecosistemi più profittevoli per i nostri investimenti.

Nessuna paura: eviteremo di scendere in tecnicismi e ragionamenti super complessi. L’obiettivo finale è quello di acquisire maggior consapevolezza sulle blockchain utilizzate, così da poter realmente valutarne potenziale e opportunità.

Prima di trattare i vari strati uno per uno, inquadriamoli in un contesto.

Immaginiamo una piramide: alla base ci sarà il layer 0, un gradino sopra il layer 1 e come punta il layer 2. Non è da escludere che in futuro possano nascere ulteriori strati superiori, dipende da applicazioni e sviluppi di tutto il comparto.

Un progetto non è obbligato a possedere tutti questi livelli e solo il layer 1 è realmente indispensabile.

Molto bene, ora possiamo passare al punto successivo con una sola indicazione: teniamo ben impressa la suddivisione.

Che cos'è un layer 0?

Iniziamo dalle basi con il layer 0, cioè la struttura che si occupa di tre aspetti:

  • Sicurezza: cioè ogni soluzione tecnica e aspetto che riguarda la sicurezza della blockchain (correttezza delle transazioni, impenetrabilità da attacchi esterni e via dicendo).
  • Framework: ovvero una “cornice” che rende più agile e semplice lo sviluppo di componenti addizionali, applicazioni, chain e molto altro ancora.
  • Interoperabilità: cioè la possibilità di interagire e cooperare delle varie blockchain costruite sul layer 0 stesso.

Ad esempio, Cosmos è una struttura layer 0 e si occupa di tutti i punti appena citati:

  • Ciascuna chain basata su di essa le si appoggia per garantire la propria sicurezza.
  • Il framework Cosmos SDK dà la possibilità di creare blockchain e moduli con facilità, evitando di dover partire da zero.
  • Essendoci alla base un terreno comune, ciascun progetto legato a Cosmos può essere messo in comunicazione con gli altri (quasi) senza sforzo.

Cosmos è responsabile della nascita di giganti come Cronos Chain. Non è una casualità: si tratta di un ambiente già testato, utilizzato e sicuro.

Il layer 0 è davvero identico alla base di una piramide, sopra cui potremo aggiungere tanti blocchi che sfruttano il suo solido sostegno.

Però, come è intuibile, questa tipologia di struttura è pressoché inutile presa da sola. Dopotutto, a cosa servirebbe una base di una piramide lasciata incompiuta? Che utilità avrebbero delle fondamenta senza una casa?

Pensiamo nuovamente a Cosmos o a Polkadot: non avrebbero molto senso prive di tutto il mondo fondato su di esse.

Partendo da questa osservazione arriviamo all’aspetto fondamentale in ottica di investimento: cosa dà valore a un layer 0? Com’è possibile capire qual è il progetto da scegliere in ottica di lungo periodo?

Dipende da diversi aspetti che cambiano in base alla realtà oggetto di studio.

L’elemento fondamentale su cui ragionare è la coin del layer.
Dovremo valutarne l’utilità e i casi d’uso, cercando di eliminare speculazioni o previsioni da sfera di cristallo. Giustificarne il potenziale con un semplice “secondo me crescerà” potrebbe portarci a commettere un grosso errore.
Invece, analizzarne applicazioni e caratteristiche è la via corretta verso un investimento ben ponderato. Ad esempio, poniamoci domande come “la coin viene utilizzata per pagare le gas fee?” “Come viene emessa?” “Ci sono altri utilizzi sul piatto?”

Il valore di un layer 0 sta anche nei progetti in corso e futuri. Pensiamo a Polkadot: l’arrivo delle parachains ha fornito tanto valore intrinseco all’intera infrastruttura.
Ovviamente, qualsiasi miglioramento si ripercuote sulla coin principale, nonché potenzialmente sulle altre dell’ecosistema.
Essere aggiornati sulle ultime novità è la strada verso il successo 🙂 .

Abbiamo citato più volte Cosmos e vogliamo chiamarlo nuovamente in causa per tirare le somme.

Di per sé c’è poco da dire: si tratta di una delle migliori strutture in circolazione.

In tutto ciò vi è però un anello debole: ATOM, la coin nativa. Infatti, al di fuori dello stake è pressoché impossibile trovare applicazioni ed elementi che ne pompano il valore intrinseco.

Però, finalmente qualcosa si muove. Sono infatti in via di studio differenti soluzioni che doneranno ad ATOM molta più utilità rispetto a quella odierna.
In questo senso è interessante la interchain security, ovvero la possibilità per chi crea una chain di sfruttare i validatori del Cosmos HUB (detentori di ATOM e riceventi delle deleghe dagli staker). Così facendo, la coin avrà una rilevante applicazione pratica, tra l’altro in un ecosistema in continua espansione.

Concludendo, ripetiamo quanto detto qualche riga sopra: ciascun layer 0 necessita di una valutazione ancor più personalizzata e ricamata rispetto ai layer 1 e 2.

"Il layer 0 funge da base per la costruzione di grandi e complessi ecosistemi blockchain"

Che cos'è un layer 1?

Passiamo al layer 1, tipologia che ha tra le sue fila le realtà più importanti del panorama crypto come Bitcoin, Ethereum e Solana.

Il layer 1 è lo standard più diffuso, impiegato senza ausilio di altri strati soprattutto in blockchain più “datate”.

Questa categoria si occupa principalmente di due compiti:

  • Esecuzione: ovvero il processamento di tutte le transazioni e operazioni.
  • Consenso: cioè meccanismi e regole che si dedicano alla validazione dei blocchi. È qui che entriamo nel mondo degli algoritmi di consenso come proof-of-work e proof-of-stake. Strettamente legata e dipendente vi è anche la governance.

Mentre layer 0 e 2 sono facoltativi, il layer 1 è sempre obbligatorio. Senza di esso non potrebbero infatti svolgersi operazioni di alcuna tipologia.

Ove non fosse presente un layer 0, il layer 1 ne assolve alcune funzioni, soprattutto in tema di sicurezza.

Ethereum è uno degli esempi della categoria più noti e impiegati.

Questa blockchain si occupa di garantire sicurezza, regolarità e correttezza delle transazioni. Gestisce inoltre gli smart contract, elementi fondamentali per lo sviluppo del mondo DeFi e NFT.
Possiamo quindi intuire che dietro c’è tanto valore. Come poter scoprire quello degli altri layer 1?

Anche in questo caso, è imperativo valutare ciascuna realtà in maniera indipendente. Tuttavia, potremmo avere a disposizione maggiori elementi su cui ragionare rispetto a un layer 0.

Innanzitutto, le considerazioni sulla coin nativa sono le stesse: quali casi d’uso ha la moneta? Viene usata per la validazione e quindi messa in stake? È inflazionaria o deflazionaria?

Sarà necessario svolgere anche un’attenta ricerca sul potenziale della blockchain e gli sviluppi futuri.

Qui però possiamo compiere un passo in più e prendere in esame altri elementi: la chain supporta gli smart contract? Se sì, la DeFi è florida? Sono presenti aziende o investitori importanti e che lavorano per integrarla e migliorare ciò che propone?

Interessante tenere sotto controllo anche la liquidità depositata sulla blockchain, nonché i volumi di scambio giornalieri. Numeri crescenti sono un forte indicatore di espansione.

Ad esempio, pensando a Ethereum è scontato assegnare un valore intrinseco enorme a tutto l’ecosistema:

  • È un punto di riferimento del settore.
  • Ospita capitali elevati ed è utilizzata quotidianamente da milioni di persone.
  • La tokenomics di Ether sta andando in una direzione sempre meno inflazionaria; la supply è piuttosto limitata.
  • Supporta ovviamente gli smart contract.
  • La DeFi è nata su Ethereum e i progetti sono centinaia.
  • Gli NFT muovono capitali enormi.
  • Aziende e altri attori sviluppano idee e integrano Ethereum in misura crescente.

Tutto ciò si traduce in un enorme valore intrinseco di questa blockchain. A sua volta, ciò vuol dire che Ether è sempre più richiesto: all’aumentare della domanda, con offerta che non sta al passo, giustamente aumenta il prezzo.

Quanto detto in questo esempio potrebbe valere per tante altre realtà, ciascuna con osservazioni e note specifiche. Però, come dice il proverbio, non è tutto oro quello che luccica.

Chiamiamo in causa il trilemma della blockchain, citato dal fondatore di Ethereum Vitalik Buterin.

Nel momento in cui fu forgiato, si riteneva impossibile che una chain potesse fornire contemporaneamente decentralizzazione, sicurezza e scalabilità.

Layer 0, layer 1, layer 2 blockchain

Ethereum è infatti decentralizzata e molto sicura. Essendo però basata sul protocollo proof-of-work (le cose stanno per cambiare!) questa blockchain non può garantire scalabilità: le transazioni per secondo sono limitate, non è possibile processarne più di un certo numero.

Le chain più recenti hanno in parte risolto questo dilemma.

Solana è una realtà ad altissima scalabilità, sicura e discretamente decentralizzata. Lo stesso discorso può essere applicato a Terra.
Tuttavia si scende comunque a compromessi: è davvero arduo coniugare questi tre elementi in modo pulito. Ad esempio, qual è il numero di validatori oltre cui si può definire una chain decentralizzata? Se anche ci fosse una risposta, come abbinarli a scalabilità e sicurezza?

In attesa di risposte, le blockchain più “vecchie” hanno poco da dire: non si può avere tutto.

Si è però trovata un’ottima soluzione che consente di risolvere questo problema senza dover stravolgere un intero ecosistema: i layer 2.

"Il layer 1 è la struttura indispensabile per l'universo blockchain: senza di esso non potremmo fare nulla"

Che cos'è un layer 2?

I layer 2 sono la trovata più recente e consentono di migliorare notevolmente performance e funzioni dei layer 1.

Tra i vari nomi spiccano Arbitrum per Ethereum e Lightning su Bitcoin.

I compiti di un layer 2 sono svariati ma raggruppabili in due voci:

  • Scalabilità: dove il layer 1 non può arrivare, ecco che giunge in soccorso questa tipologia. Il layer 2 si occupa di scaricare il peso delle normali transazioni dal layer 1, incaricato solo di garantire sicurezza e consenso.
  • Funzionalità aggiuntive: qui si apre un mondo e tutto è in funzione di ciò che il team di sviluppo vuole raggiungere.

Torniamo a Ethereum per capire meglio.

Sappiamo che è un layer 1 sicuro ma pecca molto a livello di scalabilità: le transazioni sono limitate in numero e l’utenza è enorme. I tempi di attesa si allungano e le gas fee esplodono.

Arbitrum è pensato per risolvere questo problema. Ethereum resta a garanzia di tutto ciò che riguarda la sicurezza e il consenso, mentre Arbitrum si fa carico di processare le varie transazioni. In questo modo, si possono svolgere molte più operazioni e i costi vengono parecchio abbattuti.

Come già accennato, avere un layer 2 non è obbligatorio: è un’opzione a disposizione degli sviluppatori per superare gli eventuali limiti del layer 1.

Un layer 2 non può esistere senza layer 1, su questo non c’è discussione.

Un aspetto molto interessante sta nella criptovaluta utilizzata per pagare le gas fee. Un layer 2 non ha una propria valuta ma sfrutta quella del suo layer 1. Perciò, questo è un elemento da aggiungere quando si fanno delle considerazioni sul valore di un determinato progetto. Ad esempio, la coin Ether acquisisce valore intrinseco grazie ai layer 2 di Ethereum.

Breve parentesi su Polygon network.

Questa blockchain ha una sua coin (MATIC) meccanismi propri di consenso e validatori specifici.
Tuttavia, Polygon effettua periodicamente dei check con Ethereum, a garanzia della sicurezza. Perciò, si tratta di una soluzione ibrida.
Di fatto, possiamo definirla come una sidechain più indipendente.

A livello di investimento, i layer 2 “si limitano” a donare maggior valore ai layer 1.

"Un layer 2 migliora e potenzia il relativo layer 1, diminuendone il carico di lavoro"

Blockchain e layer 0, layer 1 e layer 2: conclusioni

Abbiamo scoperto che cosa sono layer 0, layer 1 e layer 2, individuandone caratteristiche, scopi e differenze.

I layer 0 costruiscono solide basi su cui sviluppare ecosistemi anche molto complessi, dove l’interoperabilità è di casa.
Quando ben pensate, queste strutture sono dotate di un alto valore e possono essere un valido investimento. Prendendo Polkadot, la coin DOT viene ad esempio utilizzata per le aste parachain: la domanda aumenta e con essa il prezzo.

Il layer 1 è invece l’elemento indispensabile e che può esistere senza le altre due.
Gli esempi abbondano ed è qui che possono essere scovate le migliori opportunità su cui impostare una strategia di lungo termine.

I layer 2 hanno il ruolo di migliorare la struttura madre, espanderne l’offerta e accrescerne il valore intrinseco.

Ricordiamo sempre di eliminare qualsiasi componente legato alla speculazione durante le analisi. Fondamentale invece concentrarsi sugli aspetti concreti, i casi d’uso e le applicazioni future.

Questo approfondimento termina qui ma, come sempre, non ti lasceremo a mani vuote: ecco un video per saperne ancora di più!


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