5 trend da tenere d'occhio nel 2023

Di Gabriele Brambilla

Questi trend crypto faranno certamente parlare di loro nel corso di quest’anno. Nel bene e nel male!

5 trend da tenere d'occhio nel 2023

I trend del 2023 secondo The Crypto Gateway

Per inaugurare l’anno da poco iniziato, la redazione di The Crypto Gateway ha voluto realizzare questo report che va ad analizzare i trend principali da tenere d’occhio nel 2023.

I trend sono cinque e sono da intendersi non tanto come opportunità di investimento, ma come ambiti in cui l’innovazione sta segnando i risultati più importanti. Si parte dalla CeFi, e dal tentativo di riscattarsi dal suo annus horribilis, passando dagli sviluppi di Ethereum e i casi d’uso degli NFT, fino alle nuove soluzioni in ambito sicurezza e le novità sul fronte regolamentazioni.

Tutti argomenti essenziali non solo per il futuro del mondo crypto, ma per chiunque voglia approcciarsi all’industria in modo consapevole.
E per questo, TCG è lo strumento perfetto.

CeFi: un settore che deve rilanciarsi

ll 2022 è stato un anno da incubo per la finanza centralizzata e gli exchange.
La causa principale la si trova negli eccessi avvenuti in bull market, dove la frenesia coinvolse anche le aziende del settore. Enormemente indebitate per conseguire guadagni maggiori, esse si sono ritrovate in seria difficoltà quando il trend rialzista ha esaurito la sua spinta.

Abbiamo quindi avuto a che fare con uno scenario complesso, dove non di rado siamo stati testimoni di fallimenti fragorosi.

Aziende come Three Arrows Capital, Celsius e BlockFi ci hanno salutato, dichiarando bancarotta e lasciando gli utenti a bocca asciutta.

Ma c’è di peggio, perché oltre a operatività errate e folli abbiamo assistito a vere e proprie frodi. È il caso di FTX, che dietro all’immagine di exchange top celava un meccanismo atto a impadronirsi dei fondi dei propri clienti.

Con esso è poi caduta anche l’azienda associata Alameda Research, una delle più rinomate e attive nell’ambiente crypto.

Potremmo pure fermarci qui. I fatti sono ancora in corso e sicuramente ne sentiremo parecchio parlare nel 2023, tra processi, curatori fallimentari e nuovi colpi di scena. Andremo però oltre.

Dopo la caduta di FTX, le voci su altri exchange insolventi si sono fatte sempre più insistenti. Il risultato? Una corsa alle Proof of Reserves e alla pubblicazione di ogni possibile documento che potesse tranquillizzare la clientela da parte di pressoché tutti i player del mercato.

Nonostante ciò, qualche bank run c’è stata eccome: chiedere a Crypto.com e Binance. Al contrario di FTX, questi exchange hanno però retto senza alcun problema.

Anche Nexo ha avuto a che fare con l’uscita di capitali. Pure in questo caso, nessun intoppo da segnalare. In generale, molte compagnie hanno visto i fondi depositati dai clienti diminuire significativamente.

Questi episodi rivelano diversi aspetti.

Innanzitutto, gli utenti hanno paura, è evidente. Colpiti da Celsius, ripassati da FTX e finiti da BlockFi, i risparmiatori temono di ricevere un altro colpo. Ecco perché non c’è APY che tenga: il trend è quello di riportare i fondi al sicuro, possibilmente su cold wallet esterni. Meglio rinunciare alla rendita e tutelare i capitali perché il rischio percepito è troppo elevato.

Dall’altra parte, le aziende devono riconquistare la fiducia. Non importa se un exchange è sempre stato trasparente e affidabile: in questo momento, tutti finiscono nel calderone.

Vi è però un’ulteriore criticità data dalla fuga degli auditor.

Le CeFi ricorrono soprattutto a compagnie esterne per fornire prova delle proprie attività e passività. Un modus operandi che incontra limiti ma certamente preferibile al non neutrale auto-auditing.

Tuttavia, recentemente alcuni prestigiosi auditor ed enti certificatori hanno deciso di fare dietrofront. Ciò è dovuto soprattutto alle voci che li hanno dipinti come non totalmente affidabili, minandone la credibilità. Trattandosi di aziende con un portafoglio clienti che va oltre il settore crypto, la scelta migliore è quella di fare un passo indietro e tutelarsi.

La prima compagnia a salutare il comparto è stata Mazars. Tra i suoi clienti troviamo Binance e Crypto.com. Essa è stata poi seguita da Armanino, che ha espresso la volontà di abbandonare gradualmente i propri clienti crypto.

Le CeFi si trovano quindi in una situazione ostica: vorrebbero poter essere più trasparenti per richiamare i clienti perduti ma è difficile trovare un nome affidabile che si presti a operare audit e certificazioni.

Il tema sarà caldissimo nel 2023, ne siamo sicuri.

Sentiremo parlare di processi, aziende fallite che tentano di rilanciarsi ed exchange sempre più in competizione. In mezzo al fuoco, i clienti. Essi saranno costantemente bombardati di informazioni, promozioni, voci e smentite.

Forse sarà proprio questo il trend: non tanto la CeFi che prova a recuperare fiducia, quanto le persone che migliorano le proprie conoscenze per schermarsi dalla sovrabbondanza di comunicazione.

Quel che è certo è che le realtà centralizzate faranno davvero tanta fatica a riguadagnare credibilità.

Attenzione: non stiamo affermando che exchange & co. non avranno clienti e andranno incontro al fallimento. Ciò che intendiamo è che l’utente medio si fida (giustamente) molto meno e sarà arduo attirarlo verso i propri prodotti.

Sia come spettatori che come clienti, il 2023 ci riserverà tanto materiale sul tema CeFi: prepariamoci.

"Anno duro per la CeFi: dovrà riguadagnarsi la fiducia perduta nel corso del 2022"

Ethereum: update importanti in arrivo

Per varie motivazioni, un sicuro trend del 2023 sarà Ethereum.

Partiamo con quella più ovvia: le conseguenze del Merge continueranno a manifestarsi ancora per diverso tempo.

Il passaggio dall’algoritmo di consenso Proof-of-Work a quello Proof-of-Stake è stato qualcosa di rivoluzionario. Il 15/09/2022, data del Merge, resterà per sempre nei libri di storia a tema blockchain.

Il Merge è chiaramente fondamentale a livello tecnico, in quanto ha preparato il terreno per ulteriori fasi evolutive del network. Già di per sé, questo punto è sufficiente per citare il Merge come una delle motivazioni che renderanno Ethereum uno dei trend di quest’anno.

merge ethereum

C’è però di più: il passaggio da PoW a PoS ha anche delle implicazioni puramente psicologiche. Infatti, utenti e appassionati blockchain hanno caricato il Merge di ulteriore significato, forse arrivando addirittura a sovrastimarne la portata.

Questo modo di pensare non è però un problema: l’evento è effettivamente importante; i futuri update lo renderanno ancor più centrale, proprio perché rappresenta il punto di partenza per una chain Ethereum più efficiente, sostenibile e orientata alle sfide che dovrà affrontare.

Di conseguenza, vuoi per gli aspetti tecnici, vuoi per quelli mentali, il Merge (e quindi Ethereum) saranno spesso un tema di discussione in questo 2023.

Andiamo però oltre e non fermiamoci in superficie. Abbiamo altre motivazioni da chiamare in causa.

Dicevamo che il Merge ha spianato la strada per gli update che interesseranno il network da qui in avanti. Proprio quest’anno ci aspettano alcuni appuntamenti da segnare sull’agenda.

Al netto di slittamenti e ritardi, nel mese di marzo avrà luogo l’aggiornamento Shanghai, il cui scopo principale sarà quello di permettere agli staker di ETH di riprendere possesso delle proprie coin.

Questa funzionalità non è stata finora disponibile.

stake ethereum

A oggi, poco meno del 15% degli ETH è in stake. Confrontando questo dato con quello di altre importanti blockchain Proof-of-Stake, notiamo un netto distacco: dai 25 ai 45 punti percentuali in meno.

Ecco perché Shanghai dovrebbe essere un aggiornamento bullish per l’intero universo Ethereum: potendo fare unstake con semplicità, gli utenti potrebbero essere stimolati a depositare più ETH rispetto a oggi.

Non abbiamo finito, anzi, dobbiamo ancora citare la motivazione principale per cui Ethereum farà parlare di sé quest’anno: l’aggiornamento EIP-4844, noto anche come Proto-Danksharding.

EIP-4844 fa parte della tappa di sviluppo denominata The Surge, il cui scopo è quello di migliorare la scalabilità del network Ethereum.

ethereum decentralizzazione

Vitalik Buterin e compagni stanno scommettendo forte sui layer-2, siano essi di tipo Rollup (come Arbitrum e Optimism), che, soprattutto, ZK-Rollup (Zero-Knowledge).

Grazie a queste tecnologie si possono incrementare notevolmente le prestazioni di una chain. L’implementazione delle soluzioni di The Surge mira a raggiungere 100.000 transazioni per secondo (sui rollup), rendendo l’ecosistema Ethereum ultra-competitivo.

Strettamente correlato a questi miglioramenti vi è un altro aspetto: la massiccia riduzione delle gas fee. Potremo definitivamente dimenticare i tempi in cui una transazione su un DEX Ethereum richiedeva persino centinaia di dollari per essere effettuata.

A quanto visto finora, aggiungiamo la continua crescita di Polygon. Seppur non si tratti di un layer-2 ma più di una sidechain, se questo network cresce, indirettamente lo fa anche Ethereum.
Perciò, un buon 2023 per Polygon porterebbe interesse anche verso la sua blockchain madre. Date le partnership e il continuo sviluppo, Polygon potrebbe vivere un’annata da protagonista.

Infine, Ethereum resta l’ambiente sperimentale per eccellenza.Tutti i grandi trend sono nati qui: finanza decentrallizzata, NFT e metaverso in primis. La tradizione sembra voler proseguire.

Merge, Spurge, Shanghai e altri fattori mettono Ethereum nelle condizioni di essere uno dei trend del 2023.

Si prospetta un anno molto interessante, da seguire con attenzione a prescindere dalla direzione che il mercato deciderà di prendere.

"Annata densa di appuntamenti importanti per Ethereum, a partire dall'update Shanghai"

Regolamentazioni crypto: 2023 anno di svolta

Il 2022 è stato un anno quantomeno burrascoso per il settore crypto, anche (e forse soprattutto) dal punto di vista normativo.

Questo, a livello sia nazionale, sia internazionale, con la partecipazione crescente e, successivamente, il bear market (e vari fallimenti) che hanno attirato l’attenzione dei regolatori in ogni angolo del globo.

Da un lato per tutelare il consumatore, dall’altro per aumentare gli introiti derivanti dalla tassazione. In generale, servono e serviranno delle regole più stringenti, che possano tutelare da scenari come quello di FTX ma, allo stesso tempo, le regolamentazioni non dovranno soffocare un settore che è ancora in rampa di lancio.

I sentimenti sono contrastanti, e le regole sono viste, per la finanza tradizionale, come un modo per prendere il controllo di qualcosa di pericoloso. Occorre quindi essere aggiornati, auspicando un insieme di norme non opprimenti ma ben concepite, per legittimare l’intero comparto crypto.

Europa

Tanto per iniziare, nel 2023 non bisognerà perdere di vista l’attività dell’Unione europea, a partire dagli sviluppo del MiCA (Markets in Crypto-Assets), il corposo insieme di norme europee sul tema criptovalute.

Questa copre elementi chiave come trasparenza, autorizzazioni, supervisione delle transazioni e molto altro, ma ancora non ci si è espressi su NFT e DeFi, settori nei confronti dei quali si sono però intensificati i dibattiti.

Il MiCA, del resto, ha un compito non di poco conto, se si pensa che vuole inquadrare un settore giovane e soggetto a mutazioni rapidissime come quello delle criptovalute. L’Unione Europea, in questo senso, ha tracciato la strada, e grazie al MiCA gli exchange avranno delle nuove norme precise da rispettare. Del resto, eventi come il crollo di Terra e FTX non hanno fatto altro che confermare la necessità di un insieme di norme puntuali sulle crypto.

L’entrata in vigore avverrà entro il 2024, ma il voto è atteso per i primi mesi del 2023, anche se non si escludono ulteriori ritardi.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti non saranno da meno. La nuova regolamentazione, non ancora definita, non dovrebbe includere nessun tipo di ban, e anzi l’idea sembra essere quella di legittimare la compravendita di crypto anche per le banche tradizionali.

Non mancheranno però dei paletti. Soprattutto alla luce del dibattito istituzionale ancora in corso, con la SEC impegnata a sostenere come le criptovalute siano security, soggette quindi alla sua giurisdizione. Questo, a seconda del tipo di mining, con quindi Ethereum (ora Proof-of-Stake) associata alle security.

La CFTC (Commodity Futures Trading Commission), al contrario, ha etichettato diverse crypto come commodity, e fra queste annovera BTC, ETH e pure USDT, che però nulla hanno a che vedere tra loro. Risulterà quindi interessante stare a vedere dove andrà a parare il dibattito.

Ad aggiungere complessità vi è poi il contesto specifico americano: 50 Stati, ciascuno con un proprio punto di vista, e le federali che lasciano spazi di manovra, creando realtà più o meno aperte alle crypto. Il Nevada è uno dei Paesi migliori per un cryptoinvestitore americano, in compagnia di Florida e California. Discorso opposto per Rhode Island, New York e Hawaii, più chiusi e possibilmente da evitare.

Riguardo alla tassazione, invece, i contribuenti vedranno recapitarsi nel 2024 il modulo 1099-B, in cui fornire i dettagli di ciascuna operazione avvenuta.

Italia

E proprio in tema tassazione, un passo molto importante è stato fatto proprio dall’Italia, con l’approvazione dell’ultima Legge di bilancio. Dal 1° gennaio 2023, infatti, è entrata in vigore la nuova normativa sulle “crypto-attività”, che avvierà il nuovo processo di regolamentazione.

Fino ad ora, l’unico riferimento normativo era rappresentato dalle singole “interpretazioni” dell’Agenzia delle Entrate, che classificava le crypto alla pari delle valute estere facendo riferimento alla loro imposizione fiscale. Da questo momento, invece, le criptovalute vengono definite come asset digitali, e vengono tassate in caso di cash out in fiat e di trasferimento a terzi (per es. acquisto di beni o servizi).

Le plusvalenze, invece, hanno un’aliquota al 26%, ma solo al superamento di 2mila euro annui. È stata inoltre introdotta quella da alcuni definita “sanatoria”, la quale, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva al 3,5%, permette di mettere in regola chiunque abbia effettuato un cash out precedentemente al 1° gennaio 2021, offrendo la possibilità di affrancare il valore al 1° gennaio 2023 pagando il 4,67% all’anno per 3 anni.

In generale, chi non ha dichiarato in passato nulla andrà a pagare lo 0,5% sul valore delle crypto possedute al 1° gennaio degli anni in questione. Nel caso di cash out precedenti al 1° gennaio 2021 non dichiarati, l’imposta sostitutiva sarà del 3,5% su questi ultimi.
Tutti quelli che registrano valori di carico inferiori rispetto al valore attuale, invece, potranno rivalutare il capitale al 1° gennaio 2023, versando all’AdE il 14% sul valore del capitale periziato (in 3 anni).

"Il bear market (e vari fallimenti) che hanno attirato l’attenzione dei regolatori in ogni angolo del globo"

NFT: continua la corsa all’innovazione e ai casi d’uso

Benché siano diversi i critici che mettono in discussione l’utilità dei non-fungible-token, soprattutto a seguito di un anno in pieno bear market, questi hanno ormai diversi casi d’uso, alcuni ancora sconosciuti a molti, e che crescono di pari passo con il processo evolutivo dell’industria crypto.

Se nel mondo delle criptovalute, in riferimento all’uso della CeFi, si sente spesso parlare di “not your keys, not your crypto”, per gli NFT vale la stessa cosa, ma con in più la possibilità non remota che questi possano anche aprire in futuro anche nuovi percorsi per il trasferimento di risorse tra piattaforme. E in base a come vengono progettati, gli NFT potrebbero consentire una concezione completamente nuova di cosa significhi “possedere” risorse digitali.

Il primo settore dove la tecnologia NFT verrà sempre più sfruttata è, verosimilmente, quello dell’entertainment. Hollywood e l’industria cinematografica, per esempio, hanno adottato gli NFT in una serie di occasioni.

Realtà come Paramount, Warner Bros. e Lionsgate vendono non-fungible-token per aumentare le entrate derivate dalle loro proprietà intellettuali, e già ora alcune case di produzione li sfruttano per consentire agli utenti di sbloccare funzionalità speciali dei prodotti acquistati. Netflix, invece, ha sfruttato gli NFT in funzione di “premio” per tutti quelli che avessero completato dei giochi online settimanali in vista dell’uscita delle varie serie.

E se da un lato il caso d’uso può sembrare relegato al campo della promozione, dall’altro ci sono realtà che puntano a molto di più. Come il produttore cinematografico indipendente Niels Juul, che punta, con KinoDAO, agli NFT come metodo per il finanziamento di progetti cinematografici altrimenti non realizzabili.

Per non parlare della musica, settore in cui molti professionisti vogliono rinnovare il modello tradizionale dell’industria.

Nel periodo post-covid, gli artisti hanno guardato infatti verso altri metodi di monetizzazione, e i produttori hanno iniziato a esplorare il mondo degli NFT, insieme a un modo per fornire una connessione più diretta ai fan, prescindendo dalle etichette discografiche.

Nello specifico, rispetto al mercato, è curioso notare come i dati rilevino proprio questa necessità nuova, che si lega al fatto di come i musicisti facciano sempre più affidamento al valore della community in correlazione ai festival, ai club, e ai forum.

Altro settore in cui continuano a proliferare NFT è quello del fashion, con un numero altissimo di marchi di lusso che hanno lanciato le proprie collezioni di arte visiva, a loro volta (in molti casi) collegati alle risorse fisiche del mondo reale.

NFT brand

Nello specifico, si possono citare i progetti di Tiffany, che ha lanciato 250 NFT in edizione limitata in collaborazione con Crypto Punks, con l’avatar pixelato trasformato in una vera collana, oppure Gucci, che ha acquistato un terreno in The Sandbox e ha aperto alla vendita dei prodotti tramite criptovalute (Bitcoin o Apecoin).

E ancora, marchi come Prada, Givenchy, Balmain, Dolce & Gabbana e Balenciaga, abbracciano tuttora il Web3, per un percorso comune che (si pensa) porterà all’utilizzo degli NFT come metodo per autenticare i beni fisici anche nel fashion.

Infine, ma non certo per importanza, non si può non parlare della rilevanza che gli NFT si stanno conquistando nel gaming, e di come stiano rinnovando l’industria tradizionale dei videogiochi.

Ubisoft, Take-Two, Epic Games e Square Enix hanno già abbracciato l’idea di sviluppare giochi con risorse NFT in-game.
Altri, come Valve e Aggro Crab Games, rimangono più restii. Electronic Arts si è detta ottimista ma non ancora pronta a uno sviluppo del genere, mentre Microsoft ha assunto una posizione ambigua: da una parte ha vietato la presenza di NFT in Minecraft, dall’altra possiede diversi asset in ambito crypto. Sony, infine, ha recentemente depositato brevetti relativi a NFT in funzione di futuri sviluppi.

E se per alcuni il gaming NFT è qualcosa di semplicemente “non necessario”, sono in tanti a pensare che invece possa essere un nuovo modo per i videogiocatori di monetizzare il proprio tempo, provando al tempo stesso un maggiore senso di proprietà non solo sulle proprie risorse digitali, ma anche sui propri “risultati” videoludici.

NFT: continua la corsa all’innovazione e ai casi d’uso

Sicurezza: 2023 anno del post-FTX

Il 2022 è stato decisamente macchiato dal fallimento di FTX, e in maniera specifica sul fronte della sicurezza percepita dagli utenti nei confronti dei propri fondi custoditi da un exchange centralizzato.
Dall’altro lato, la DeFi rappresenta un territorio ancora ostico per molti, e il grande tema emerso riguarda la sicurezza degli asset crypto, in rapporto agli strumenti ad oggi disponibili per tutelarla al meglio.

Il dato, a prescindere dalle opinioni in merito, è che una grandissima parte di utenza si è approcciata ai wallet fisici, e in particolare i prodotti Ledger, azienda leader del mercato.

Il crollo di FTX e il conseguente stato del mercato ha provocato un grande deflusso dagli exchange, e molti utenti hanno spostato i propri fondi su portafogli non-custodial.

chainalysis

Secondo un rapporto di Chainalysis, l’aumento dei flussi dai CEX ai wallet non-custodial è quasi sempre una conseguenza dell’estrema volatilità del mercato o del calo dei prezzi. Tuttavia, ciò che ha separato quest’ultima istanza dalle precedenti è stato il fatto che, questa volta, la spinta è arrivata dal denaro istituzionale.

Ad ogni modo, il movimento di fondi da un CEX a un portafoglio auto-gestito può significare diverse cose.
Molti suggeriscono la preoccupazione degli utenti per la solvibilità del proprio CEX, che li porta a spostare i loro fondi su un wallet controllato direttamente per assicurarsi di non perdere l’accesso ai propri fondi. Questo è vero in molti casi, ma in altri gli utenti potrebbero solo spostare i fondi solo per poi spostarli nuovamente su un altro CEX o su un protocollo DeFi.

Nel complesso, con l’aumento dell’adozione istituzionale, questi investitori hanno assunto un ruolo sempre più importante nel movimento di fondi. Inoltre, non si dovrebbe dare per scontata la bassa esposizione ad attività illecite dei wallet fisici come Ledger, al contrario di quanto si possa pensare.

Se il trend del 2023 sembra quindi essere quello del wallet fisico, e dell’abbandono delle piattaforme CeFi, non bisogna però pensare che non esistano altre soluzioni per tutelare la sicurezza dei propri fondi.

A prescindere da quello che si pensa sull’argomento, infatti, la sicurezza assoluta non esiste, ed è la differenziazione degli strumenti di custodia che, anche in questo ambito, assume un ruolo da protagonista, proprio in virtù dell’impossibilità di definire un vero criterio per determinare lo stato di sicurezza di un asset.

"La sicurezza occuperà un posto d'onore tra i trend crypto del 2023"

2023: un anno movimentato e di cambiamento

CeFi, Ethereum, Regolamentazioni, NFT e Sicurezza: cinque temi che hanno tutte le carte in regola per rubare i riflettori di questo 2023. Abbiamo indagato punto per punto, scoprendo sia i fattori positivi che quelli negativi alla base delle nostre considerazioni.

La CeFi si trova a dover fronteggiare delle difficoltà e dovrà darsi parecchio da fare per riconquistare la fiducia perduta. Ci riuscirà? La strada è ancora tutta da tracciare ma sarà lunga e tortuosa.

Dopo il successo del Merge, l’agenda di Ethereum è densa di appuntamenti importanti e attesissimi, primo fra tutti l’update Shanghai, piuttosto bullish per l’ecosistema.

Già in corso da tempo, i dialoghi sulle regolamentazioni subiranno una brusca accelerata.
In Europa è atteso il voto del Parlamento Europeo sul MiCA, l’insieme normativo che mira a diventare un modello da cui prendere spunto. Ovviamente, il resto del mondo non starà di certo a guardare…

I Non-Fungible Token proseguiranno con la crescita strutturale già in atto dallo scorso anno. Aspettiamoci sempre più casi d’uso, integrazioni e idee più o meno innovative. Sembra davvero giunto il momento per un’adozione sana e non dettata dall’esaltazione del momento.

Infine, la sicurezza sarà un topic costantemente al centro dell’attenzione. Particolarmente delicato il fatto che numerosi utenti stanno migrando verso wallet di tipo non custodial, a tutela dei propri fondi dopo i diversi fallimenti avvenuti nella finanza centralizzata. Diventerà quindi di primaria importanza lo studio e la conoscenza di questa tipologia di portafoglio crypto, non immune da pericoli.

A questi argomenti se ne affiancheranno certamente altri: l’industria blockchain è talmente rapida e sperimentale che diventa impossibile pronosticarli alla perfezione.

Quanto appena scritto non vuole essere in alcun modo un consiglio finanziario. Siamo convinti che questi cinque temi saranno piuttosto caldi nel 2023 ma non possiamo prevedere come ciò influirà sull’andamento degli asset a essi collegati.

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