TonCoin: tutto quello che devi sapere sulla crypto di Telegram

The Open Network è una rete open source integrata a Telegram, nonché sviluppata dai suoi stessi fondatori, e ha tutto il potenziale per avvicinare la massa al mondo crypto. Scopriamo insieme come!

TonCoin: tutto quello che devi sapere sulla crypto di Telegram

Introduzione

L’obbiettivo di questo report è offrire una panoramica completa di The Open Network, su quali obiettivi cerca di conseguire rispetto alle blockchain esistenti, e quali sono i suoi punti di forza in rapporto a quelli di debolezza.

Per fare ciò, inizieremo concentrandoci sulla parte più importante, ovvero la Tokenomics e la distribuzione del token TON, così da capire chi detiene la maggior parte dei token e gli eventuali tempi di sblocco durante i prossimi anni.

Toccherà quindi ai dati on-chain di questo network rispetto ai suoi competitor, così da poter comparare l’utilizzo effettivo della rete e l’eventuale crescita o decrescita del numero degli utilizzatori durante l’anno.

Per chiudere, infine, con le partnership più interessanti fatte dal progetto con aziende esterne e interne al mondo delle criptovalute, e di come contribuisca al percorso della mass adoption, in parallelo agli aggiornamenti futuri o appena passati che hanno contraddistinto lo sviluppo della chain.

Cos’è The Open Network (TON)

The Open Network è una blockchain Layer-1 (come Ethereum, per intenderci) fondata in origine nel 2018, dai creatori di Telegram, con il nome di GRAM. Tuttavia, il progetto fu bloccato dalla Securities and Exchange Commission (SEC) a causa della vendita non autorizzata di GRAM, considerata dall’ente statunitense come una “security”.

La ICO aveva raccolto 1,7 miliardi di dollari prevalentemente da investitori russi e, dopo il blocco imposto dalla SEC, i creatori di Telegram (i fratelli Durov) hanno dovuto pagare una multa e rimborsare i propri investitori per un valore di 1,2 miliardi.

I fratelli Durov a quel punto non hanno avuto altra scelta se non quella di abbandonare lo sviluppo diretto della blockchain, rendendo il suo codice sorgente open source. Questo ha dato modo a diverse community di ripartire dove loro avevano “fallito”, e di continuare lo sviluppo attraverso una solida base di partenza.

Sono nati, di conseguenza, due progetti diversi e principali. Il primo è TON, che ha proseguito la “collaborazione” con Telegram sotto la guida di Anatoliy Makosov e Kirill Emelyanenko, mentre il secondo è Everscale (ex freeTON), un’altra blockchain Layer-1 e Proof-of-Stake (PoS) che però non ha mai avuto collegamenti o partner di nessun tipo con Telegram (e quindi con una base di utenti inferiore).

TON ha poi cambiato il suo nome, diventando “The Open Network”, e lasciando “TON” a indicare la sua coin nativa. Con il nuovo obbiettivo di creare una rete aperta al mondo che possa sfruttare Telegram come interfaccia per le sue molteplici funzionalità.

Il network utilizza un consenso PoS, ma per evitare le problematiche avute in precedenza con la SEC, distribuisce i suoi token mediante l’utilizzo del PoW, così da essere riconosciuto come una “commodity”. Nel Giugno del 2020 viene minato il 98.55% dell’intera supply, ed esattamente due anni dopo si è raggiunto il 100%.

Lo staking ufficiale, attraverso TON Nominator, richiede 10mila TON, mentre quello di terze parti come Ton Whales solo 50.

Sul sito non-ufficiale, Ton Whales, rimane la possibilità di fare mining attraverso il cosiddetto “Infinity TON Mining Pool”, ossia il processo di mining secondo cui, tramite un software scaricabile dal sito ufficiale, un miner può minare Bitcoin ed Ethereum, con questi che vengono automaticamente convertiti in TON senza commissione. 

La chain, oltre ad avere delle specifiche tecniche molto valide, ha anche un estremo punto di vantaggio rispetto alle sue competitor, ossia, come accennato, l’integrazione attraverso la popolare piattaforma di messaggistica istantanea: Telegram.

Nonostante il progetto sia stato abbandonato dai suoi stessi creatori e co- founder di Telegram dopo la causa con la SEC, infatti, la moneta TONCoin è integrata al 100% sulla piattaforma di messaggistica.

Attraverso telegram è consentito installare un bot che consente di avere un wallet al suo interno, di scambiare monete tra utenti (P2P), e anche di scambiare coin tramite dei DEX integrati. Questo è un grosso punto a favore per l’ecosistema che, se riuscisse nell’intento di diventare più user friendly, potrebbe sfruttare la base di utenti di Telegram per arrivare alla massa molto facilmente.

"L'obbiettivo di The Open Network è di creare una rete aperta al mondo che possa sfruttare Telegram come interfaccia per le sue molteplici funzionalità"

Come funziona The Open Network

Tra i punti di forza di TON c’è, come detto, l’interoperabilità con Telegram, un’applicazione affermata (base di utenti superiore ai 700 milioni) che consente lo scambio dei token costruiti sopra di essa.

Il marketing è poi fatto direttamente sulla piattaforma nativa, e in più offre supporto di DNS, Proxy e Storage che possono essere usati per ospitare siti Web3. La blockchain di TON utilizza inoltre un meccanismo chiamato “multi-blockchain”, che permette alla rete di funzionare attraverso tre chain principali e lavorare secondo degli scopi specifici.

La MasterChain è la catena principale (o Layer-0), e ogni volta che si effettua un’operazione, questa viene eseguita su quest’ultima.

Le Workchains sono invece delle chain “di lavoro”, e solitamente sono costruite sopra il Layer-0 (quindi dei L1). Queste catene possono contenere a loro volta un gruppo di chain secondarie, con regole di consenso diverse fra loro. Oltre a questo, all’interno è possibile contenere diversi formati di indirizzi e transazioni, macchine virtuali per SC e token. Il che da la completa autonomia agli sviluppatori per poter creare la workchain che fa più al caso loro. Inoltre, nonostante tutto questo, sono comunque compatibili con la MasterChain, e possono interagire fra di loro tramite un meccanismo chiamato “Instant Hypercube Routing”. Il numero di workchain che possono essere create e che possono lavorare contemporaneamente è 2^32.

Ci sono poi le Shardchains, necessarie per la scalabilità della rete e solitamente costruite sopra le Workchain, tutta via il loro funzionamento è diverso da un classico Layer 2. Queste infatti possono essere viste come delle suddivisioni logiche di una workchain in sottoparti, chiamate shard. Il loro compito è quello di dividere il lavoro e “parallelizzarlo”. Grazie a questo sistema abbiamo un paradigma di sharding infinito, il che sembra rendere TON la chain più scalabile. Il numero di Shardchains che possono essere create e che possono lavorare contemporaneamente, invece, è 2^60.

La masterchain e le workchain si possono dividere in “shard” in modo dinamico se il carico di lavoro aumenta, e possono ritornare prive di shard quando il carico di lavoro diminuisce. Possiamo quindi definire le shardchain come un modello di organizzazione della rete più che un altra tipologia di chain o un layer aggiuntivo.

La rete implementa in questo senso uno sharding dinamico, che può aumentare o ridurre il numero di shardchains in funzione della necessità della rete, così da potersi espandere o contrarsi all’occorrenza.

Ton Payments rappresenta invece il vero Layer-2 di questa chain, anche se molto diverso rispetto a quelli visibili su Ethereum. Sono i “pagamenti”, e il meccanismo ideato da TON è simile al Lighting Network di Bitcoin, quindi una sorta di canale aperto tra due entità che consente di fare degli scambi molto rapidi senza “appensantire” la blockchain e lasciando le commissioni al minimo.

Dal punto di vista ancora più tecnico, TonChain potrebbe essere considerata l’unica blockchain “2D”, ovvero che non aggiunge i suoi blocchi solo “orizzontalmente”, ma anche “verticalmente” a seguito di eventuali correzioni dovuti ad errori commessi nel passato, sostituento o aggiungendo un blocco sopra al precedente. Per consentire a tutte queste reti di poter “dialogare” fra loro utilizza quindi una soluzione chiamata “Instant Hypercube Routing”.

Visto che sarebbe necessaria una quantità altissima di potenza di calcolo per collegare ogni shard a tutte le altre, la tecnologia basa il collegamento di uno shard ai suoi shards adiacenti. Questo è un sistema di comunicazione che permette di passare dati attraverso la chain mediante l’utilizzo parallelo di due metodi diversi.

Il primo è il metodo lento: il messaggio viene inoltrato da shard a shard attraverso la rete fino a raggiungere la destinazione, con costo in termini di potenza di calcolo più basso e tempo di esecuzione più alto.

Il secondo è il metodo veloce: il messaggio viene ritrasmesso direttamente alla shard di destinazione senza passare dagli shard intermedi, con costo in termini energetici più alto e tempo di esecuzione più basso (massimo 5 secondi, ovvero il tempo di creazione di un nuovo blocco).

Il metodo lento è quello predefinito, mentre il metodo veloce è utilizzato dove si dimostra possibile effettuarlo.

Il meccanismo di funzionamento di Ton, essendo una blockchain “modulare”, è molto diverso dalle blockchain monolitiche tradizionali come Ethereum o Solana, e funziona in maniera diversa anche rispetto all’ecosistema di Cosmos, che è composto da delle blockchain indipendenti che comunicano fra di loro utilizzando il protocollo IBC.

Il progetto che si avvicina di più a TON dal punto di vista dell’architettura, con suddivisione del L-0 e del L-1 è Polkadot, con le sue parachain che sono molto simili alle workchain di TON. E questo nonostante il loro numero sia molto ridotto rispetto al valore di workchain generabili: 2^32.

Esistono poi diversi standard di token simili a quelli che vediamo ogni giorno su Ethereum:

Jettons: fungible token (standard TEP74)

NFT: non-fungible-token (standard TEP62)

Soul-Bound token: token/NFT non trasferibili (standard TEP85)

NFT Royalty: guadagno dovuto al brevetto di un opera (standard TEP66)

Tokenomics e distribuzione di TONCoin

TON è il Governance, Fuel e Stake token della rete “The Open Network”. È utilizzabile quindi sia come gas all’interno della sua rete per effettuare delle transazionie delle approvazioni di SC, sia come token utilizzabile per partecipare alle votazioni tramite il meccanismo DPOS (Delgated Proof of Stake). Si viene quindi remunerati in token TON per bloccare i token in un nodo che farà poi da validatore della rete.

Facendo delle ricerche molto approfondite sono venuti fuori molti dubbi riguardo all’effettiva tokenomics e distribuzione dei token TON all’interno della sua community.

Questi dubbi nascono dopo questa comunicazione ufficiale della Ton foundation: una proposal dove si chiede ai 204 wallet “inattivi” che hanno minato TONCoin durante la sua fase in PoW (e titolari di quasi il 20% della total Supply), di muovere i propri fondi entro il 21 febbraio 2023 per dimostrare che i wallet non siano inattivi, ma semplicemente fermi.

Da qui la proposal è stata ridiscussa e i termini all’interno sono stati modificati, portandone alla luce una nuova e molto più incisiva. All’interno di questa è chiesto ai proprietari dei wallet citati precedentemente di “attivarsi” tramite una votazione, col rischio di rimanere con i propri fondi “congelati” per i 48 mesi successivi.

Questa proposta ha spezzato la community in due, e all’interno delle parti hanno preso la parola due membri conosciuti: Tal e Vudi, scrivendo anche due articoli diversi a proposito della votazione.

Anche un membro della community italiana ha espresso la sua opinione verso la Ton Foundation, spiegando le motivazioni per cui la votazione non fosse necessaria e ridefinendo le motivazioni per cui tanti dati non fossero chiari.

Attraverso questo messaggio tradotto in più lingue possiamo notare i reali problemi della rete e soprattutto della chiarezza delle informazioni. Ecco un breve riuassunto:

  • Perchè i dati degli aggregatori come Coinmarketcap e Coingecko riguardo alla circulating e la total supply differiscono da quelli emersi nelle varie comunicazioni della TON Foundation e prendono i dati da fonti non ufficiali, come Ton.cx rispetto a fonti “parzialmente” ufficiali come tontech.io? [attualmente per questi aggregatori la Circulating supply di TON è di 1.2B, chiaramente falso]
  • Perchè il network status sul sito ufficiale ton.org non è stato aggiornato da 3 anni, e l’alternativa più recente TON Footstep è offline?
  • Perchè esistono più explorer in cui all’interno di essi i dati in riferimento alla circulating e total supply differiscono fra di loro?

Purtroppo, nelle settimane precedenti alla stesura di questo report non sono state trovate delle risposte a nessuno di questi quesiti: non ci sono state infatti risposte dirette da parte della TON Foundation.

La proposal, ad ogni modo, alla fine è passata, e che solo 33 dei 204 wallet si sono attivati. Quindi, il 20% della total supply di TON è stata bloccata per i prossimi 48 mesi, riducendo così di molto la circulating supply.

Sembra che il prossimo passo sarà quello di avvisare i vari aggregatori per far sapere la nuova circulating supply, cambiando di fatto la posizione di rank di TON.

A questo punto, se venisse comunicata ai vari aggregatori la nuova Circulating supply di TON, ossia 3.978B,  dovrebbe passare al rank 11, scalzando Solana. Dovrebbe essere un bel balzo per TON, che sicuramente attrarrebbe molta attenzione da parte dei vari investitori. 

L’ecosistema e le partnership del 2022/23

Le partnership del progetto non sono molte se comparate a quelle di Ethereum, Avalanche o Matic, tuttavia questo è normale, poiché il progetto non ha ancora sviluppato abbastanza applicazioni e progetti sulla sua rete per poter offrire dei veri e propri servizi per aziende esterne. Nonostante ciò, non mancano le realtà a puntare su TON:

  • Hub71+: un acceleratore di progetti digitali con sede ad Abu Dhabi che ha finanziato il progetto TON con 250M
  • Kucoin e Huobi: due exchange che hanno investito 250milioni di dollari su TonCoin
  • Certik e SlowMist: due società di auditing web3 diventate partner di TON, partecipando all’auditing della sua chain
  • Bit.com: exchange partner di TON 
  • Orbs Blockchain Infractructure: partner e Bridge 
  • SafePal e Atomic Wallet: hardware e software wallet 

L’ecosistema consiste quindi in una serie di dApp, che divideremo per categorie:

WALLET

  • Ton Wallet: wallet estenzione browser con supporto di DNS
  • Ton keeper: wallet mobile che supporta diverse funzionalità all’interno del network
  • TonHub: Wallet mobile che permette anche la messa in staking

BRIDGE

  • Ton Bridge: bridge ufficiale che consente i trasferimenti di TON da e verso rete BSC ed Ethereum
  • Orbit Bridge: bridge non ufficiale che consente anche trasferimenti di altri token

DEX

  • Megaton Finance: AMM che consente di fare instant swap (i token integrati sono quelli generati da Orbit tramite meccanismo di wrapping, consentendo di fatto lo scambio di questi asset)
  • Cryptobot: un bot installabile su Telegram che consente di scambiare crypto direttamente tramite l’applicazione di messaggistica. In più, consente di avere all’interno anche una funzione di scambio P2P.

DNS 

  • TonDns: marketplace ad auction per acquistare domini sulla rete
  • Fragment: piattaforma gratuita che facilita la transazione di oggetti collezionabili tra utenti (creata dai fratelli Durov)
  • Numeri di telefono: possibilità di acquistare tramite Fragment dei numeri di telefono associabili al proprio wallet, che permettono di loggare su Telegram senza necessità di una SIM (no KYC)

SCAN

  • TONScan: scan minimale
  • TON.cx: stile retro
  • TON Whales: scan offerto dalla Whales Club (forte community all’interno del progetto)
  • Tontech.io: versione più “ufficiale” riconosciuto dalla TON Foundation
  • TonAPI: explorer dotato anche di API

RoadMap e aggiornamenti più importanti

Concentrandosi sulla Roadmap e sugli aggiornamenti più importanti fatti nell’ultimo periodo dalla TON Foundation, possiamo notare un sacco di piccoli pezzi di puzzle disposti minuziosamente per creare un immagine davvero grandiosa.

Abbiamo voluto dividere quindi la roadmap di Ton in due punti fondamentali composti da altri sotto-gruppi, così da dare una visione più accurata e il giusto spazio alla grossa mole d’implementazioni sviluppate dai developer.

  • Sviluppo della Blockchain Altri Sviluppi
  • Proxy: Mezzi di accesso a siti web
  • Storage: Immagazzinamento e condivisione di dati ed informazioni
  • Payment: Soluzioni di pagamento user friendly

Per quello che riguarda la roadmap sulla blockchain di Ton, è chiaro fin da subito che i principali sviluppi hanno a che fare con l’integrazione di altre coin: BTC, ETH, BNB e MATIC. Con l’implementazione di nuove funzioni per la rete come l’aggiornamento della TVM e la possibilità d’integrazione con EVM. Oppure, ancora, come la possibilità di creare degli SC dotati di Lockup e vesting per lo sviluppo di applicazioni sulla sua chain.

Vediamo nel dettaglio, punto per punto, i vari sviluppi:

Q1 2023

  • Token bridge: bridge che consentirà di trasferire altri token nativi BSC ed ETH anche su TON. (motivazione principale: portare stablecoin all’interno del network)
  • Tokenomics Optimization Voting: votazione importante per definire se i 171 wallet proprietari di quasi il 20% della supply saranno bloccati o meno.
  • Lockup and vesting tools: implementazione di SC che consentono di effetuare dei lockup o del vesting così da permetter a più DAO e dAPP di sviluppare sulla chain.

Q2 2023

  • Decentralized Encrypted Messaging: possibilità di trasmettere dei messaggi attraverso i wallet 
  • Tokenomics Deflation Mechanism: proposta di burning di una parte delle gas fees pagate
  • TVM Update: sviluppo della TON Virtual Machine ed integrazione con EVM

Q3 2023

  • Jetton Bridge: possibilità di trasferire i Jettons (fungible token) creati su chain TON verso altre chain
  • ETH, BNB, BTC & MATIC Bridge: possibilità di trasferire i TON coin verso le chain citate

Q4 2023

  • Collator and Validator Separation: separazione dei collator (colui che genera i blocchi successivi) e dei validator (colui che valida e firma i blocchi) per aumentare la scalabilità della rete

La seconda parte della roadmap va a svincolarsi dal singolo sviluppo della blockchain, anche se in realtà molte di queste funzionalità saranno poi essenziali per la crescita della chain, per andarsi a concentrare su altri punti importanti. L’idea sembra quella di sviluppare una rete che vada prima a migliorare la parte legata al proxy, ossia al collegamento di TON ai suoi TON Sites (siti creati sulla sua blockchain), di DNS (che sono stati implementati nel Q2 2022), e alla loro possibilità di supportare i Ton Wallet così da dare un vero use-case alle monete che ci girano sopra.

Dopo di che, sembra che la Ton Foundation si muova come stanno facendo altri competitor come la BNBChain, Filecoin o Matic, creando la sua soluzione di storage decentralizzato sulla TON Chain.

A quanto scritto all’interno del sito ufficiale, questo consentirà di creare soluzioni come:

  • TON Torrents: file sharing
  • Dropbox-like Apps: Archiviazione file
  • TON Storage API (Application programming interfaces): possibilità di far comunicare le applicazioni fra loro

La parte destinata ai Payment sembra si stia concentrando invece sulla creazione di soluzioni che consentiranno il trasferimento e il pagamento tramite dei “channel”, dove sarà possibile eseguire delle transazioni tra due entità, in maniera rapida e soprattutto a “zero fees” (idea simile al Lightining Network di Bitcoin).

Conclusioni

Andando ad unire tutti i pezzi di puzzle che abbiamo reso noti durante l’analisi di questa blockchain, l’immagine finale è una soluzione di Web3 che ha delle basi solide date da una chain che sulla carta sembra ultra-performante e dall’integrazione di un’app di messaggistica tra le più famose al mondo (per cui non servono assolutamente presentazioni).

Ha già sviluppato (e sta sviluppando) diversi bot integrati su Telegram che consentono di: acquistare/vendere crypto, scambiarsi coin in maniera P2P fuori e dentro la blockchain, e acquistare domini e SIM utilizzabili per mantenere l’anonimato, rendendo l’interfaccia sempre più utile e soprattutto user friendly.

Oltre a questo, i wallet di TON sono molto più simili a degli SC rispetto a dei classici wallet, consentendo di effettuare operazioni programmate come la possibilità di fare pagamenti ricorrenti oppure di effettuare dei pagamenti ad una determinata scadenza.

Mentre per quello che hanno intenzione di sviluppare, sembra che il progetto si stia muovendo su tanti “settori” diversi: siti web, storage e payment. Consentendo al progetto finale di funzionare come un’alternativa ad internet, dove le persone possono sviluppare dei siti web già compatibili con i wallet per poter avere dei pagamenti integrati.

Insomma, il progetto sembra ottimo, e i suoi obiettivi sembrano molto ambiziosi, ma anche scelti minuziosamente per avere un quadro generate molto positivo.

Rimane comunque l’incognita dietro al perché la TON Foundation abbia “freezato” i wallet degli early miner, e il perchè il numero di token presenti all’interno della rete differiscano fra di loro.

Come sempre invitiamo ad avere un approccio prudente agli investimenti, e quindi ad approfondire i concetti accennati in questo report e di valutare non solo i pro, ma soprattutto i rischi di un investimento.

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